La COLDIRETTI se non riesce ad avere i propri “uomini di fiducia”nei vari organismi agricoli, propone e costituisce nuovi carrozzoni. L’importante è gestire i nuovi programmi olivicoli a scapito dei suoi stessi associati.

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Dal primo gennaio 2015 è in vigore la nuova politica agricola comunitaria che modifica sostanzialmente sia i meccanismi di erogazione dei pagamenti diretti agli agricoltori e sia i principi economici che andranno ad orientare i nuovi piani di sviluppo rurale (PSR). Nello specifico la nuova programmazione impone nuovi assiomi di natura economica che, se applicati correttamente, permetteranno alle aziende agricole di competere in un’ economia di sistema sempre più globalizzata. Uno dei principi proposti, particolarmente significativo, riguarda la cooperazione tra le aziende agricole, mediante la quale si intende attenuare l’annoso problema della frammentazione che caratterizza l’agricoltura nazionale, connotata da dimensioni economiche troppo piccole e per questo incapaci di competere con gli altri partner europei e mondiali.

La nuova Politica Agricola Europea spinge le imprese agricole ad aggregarsi verso entità economiche più grandi, e quindi più competitive, in particolare per il comparto olivicolo, nel quale la frammentazione è ancora più evidente. In Molise le aziende agricole professionali specializzate nella coltivazione dell’olivo sono poche e l’età media degli imprenditori è elevata. I punti di debolezza principali sono: la bassa produzione unitaria, gli elevati costi di coltivazione, la frammentazione degli impianti olivicoli. Inoltre vi è scarsa promozione del prodotto e insignificante integrazione dello stesso con il comparto turistico e ricettivo.

E’ opportuno evidenziare però che al contempo esistono anche molteplici e significativi punti di forza, quali: presenza di ottime cultivar locali, elevata qualità delle produzioni, esistenza di una DOP riconosciuta, elevata sostenibilità delle tecniche colturali adottate, buon impatto degli oliveti in termini di paesaggio e presidio del territorio. Inoltre non si deve dimenticare che la coltivazione dell’olivo rappresenta un utile alternativa per il recupero di terreni marginali o abbandonati.

Non mancano quindi le opportunità per una produzione che potrebbe fungere da volano per lo sviluppo del territorio, che sarebbe in grado di costituire un elemento di pregio anche in chiave di valorizzazione del patrimonio paesaggistico a fini turistici. Il tutto sarebbe avvalorato dall’ottima qualità intrinseca del prodotto finale, opportunamente esaltata dall’immagine di salubrità che le produzioni molisane hanno nell’immaginario collettivo nazionale.

Applicando il paradigma economico della cooperazione, i punti di debolezza potrebbero essere attenuati esaltando al contempo i punti di forza. Infatti è solo in un ottica di economia di scala che è possibile rilanciare l’olivicoltura molisana e quindi permettere una giusta remunerazione di tutti gli operatori della filiera olivicola, in particolare degli olivicoltori. Purtroppo in Molise sembra che il settore olivicolo si orienti verso direzioni opposte. Come spesso accade nella nostra Regione, anziché aggregarsi per essere funzionali, competitivi e rispondenti alle esigenze dell’economia di mercato, in questi giorni si assiste all’ennesima disgregazione. Infatti è notizia recente la costituzione di una nuova Organizzazione di Produttori di olio, collegata alla Coldiretti locale, che comporta una scissione con la storica A.PRO.PR.OL., una cooperativa di olivicoltori attiva dal 1978, che associa le principali realtà olivicole professionali molisane.

Lo scorso 7 Gennaio l’Aproprol ha provveduto ad adeguare lo statuto sociale secondo le nuove norme del reg.(UE) 1308/2013 e inviare la base associativa presso l’AGEA per aver accesso ai finanziamenti. Risulta che la nuova costituente O.P. promossa dalla Coldiretti ha iscritto produttori già presenti nella base associativa di Aproprol, creando dei superi con esclusione dai finanziamenti a danno di tutti gli olivicoltori. L’Aproprol conta al 31/12/2014 6385 soci ed è stata l’unica Associazione Molisana ad intraprendere progetti di commercializzazione di olio e registrare marchi collettivi , a portare avanti progetti di miglioramento della qualità dell’olio e dell’ambiente, sempre nell’interesse del socio e mai negli interessi corporativi e nelle strategie ambigue dei dirigenti Coldiretti.

Le frammentazioni che si registrano sul territorio non colgono i principi operativi della nuova politica agricola comunitaria e non faranno altro che acuire gli storici problemi dell’olivicoltura Regionale. Ma è possibile che i dissidi inter-personali, le antipatie, i campanilismi, la sete di potere e i miseri interessi personalistici di taluni soggetti, debbano sempre ostacolare lo sviluppo territoriale e vengano sempre anteposti al bene collettivo??!!!

APROPROL scarl

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