di Giovanni Minicozzi

Era il mese di agosto del 2018 quando una forte scossa di terremoto determinò panico e apprensione nelle comunità residenti in una quindicina di paesi del basso Molise. Per fortuna non ci furono vittime ma solo danni materiali a qualche centinaio di abitazioni, ponti, scuole,  chiese e a svariati edifici pubblici – compreso sedi comunali –  da ricostruire.

Per coordinare la prima emergenza venne chiamato dal Presidente della Giunta Regionale (TOMA), quale responsabile della struttura commissariale, l’architetto Giuseppe Giarrusso il quale si attivo’, predisponendo appositi piani tecnico finanziari, con il dipartimento della protezione civile, ottenendo 8 milioni e 883 mila euro per gestire quella fase nel migliore dei modi possibili.

I finanziamenti sono stati  impegnati  per pagare il fitto alle famiglie sfollate  (autonoma sistemazione) e fino a 25 mila euro a testa per ripristinare l’agilità  delle  case lesionate  favorendo così  l’immediato rientro delle famiglie nelle proprie abitazioni (pronto rientro). Inoltre lo stesso Giarrusso si adoperò per ripristinare la viabilità su alcuni  ponti  e il  serbatoio pericolante  di Montecilfone che impediva il rientro nelle case di un intero palazzo circostante ma quel serbatoio non è stato ancora collaudato.

Inoltre l’architetto Giuseppe Giarrusso, sempre in qualità di Responsabile e in concerto con la struttura commissariale, dopo aver predisposto il censimento dei danni e operando apposite stime dei danni,  ottenne dallo Stato 39 milioni di euro per finanziare la ricostruzione “pesante” nei comuni del cratere. Nel frattempo però il presidente della Regione Donato Toma chiese e ottenne dal governo la nomina a commissario straordinario per la ricostruzione e, di conseguenza, diede il benservito a Giarrusso.

La nomina di Toma commissario risale al 16 luglio del 2020  e da allora è calato il silenzio su quel terremoto con la ricostruzione pesante che non è stata mai avviata pur avendo a disposizione 39 milioni di euro. Naturalmente tale somma non sarà sufficiente per ricostruire tutte le case inagibili, gli edifici pubblici e le chiese ma fino a quando non si impegneranno quei 39 milioni di euro sarà impossibile richiedere altri finanziamenti.

Peraltro la mancata ricostruzione determina un consistente spreco di soldi pubblici destinati  alll’autonoma sistemazione per centinaia di famiglie  sfollate. A titolo di esempio solo il comune di Montecilfone, il più colpito insieme a Palata, Acquaviva e Larino, spende 31 mila euro al mese per pagare il fitto alle famiglie sfollate. Tale agevolazione però terminerà il prossimo 6 settembre con la fine improrogabile dello stato di emergenza e a quel punto saranno guai per gli sfollati.

I sindaci del cratere, sempre più preoccupati dello stallo, scalpitano e nei giorni scorsi hanno incontrato il commissario Toma il quale, per placare gli animi, ha promesso una sua visita per decidere il da farsi. Tra l’altro Toma avrebbe proposto un acconto di circa 90 mila euro a ciascuna delle famiglie la cui casa è risultata  inagibile.

Se fosse vero sarebbe l’ennesima bufala poiché prima di assegnare i fondi è  obbligatorio stabilire  le regole per la ricostruzione, regole  che al momento, per quanto è dato sapere, il commissario non ha ancora predisposto e, naturalmente, servono i progetti esecutivi e cantierabili per poi procedere alle gare di appalto.

Basti pensare che per approvare i piani della ricostruzione nei comuni colpiti dal sisma del 2002 furono necessari oltre due anni. Dunque, a distanza di  circa tre anni dal terremoto dell’agosto 2018 la ricostruzione non è stata mai avviata e, purtroppo, considerato l’immobilismo del commissario, passeranno altri anni  prima che gli sfollati tornino nelle proprie case.

Articolo precedenteSUL VIADOTTO BOVARA, PROV.LE 159, BONEFRO DIREZIONE CAMPOBASSO LA PROVINCIA ASPETTA IL MORTO
Articolo successivo“Tornare ad aprire ed utilizzare lo storico SS Rosario di Venafro, anche con finalità diverse dall’ambito sanitario”