(A cura del prof. Filippo Ungaro)
L’odierna e nuova generazione, appartenente a quella parentesi di vita che va dalla fanciullezza all’età adulta, evidenzia, a differenza, forse, del passato, una spontanea e maggiore consapevolezza della necessità di raggiungere, attraverso una completa e regolare istruzione, una sana ed integerrima maturazione politica, propedeutica ad una vera “observantia legis” e, dunque, ad un incisivo miglioramento dell’odierno contesto sociale, spesso drammatico e denso di tanti e gravi problemi.
Del nesso inscindibile tra istruzione, cultura e politica, doviziose di veri valori ed onesti intenti di base, era convinto assertore, tanto per non andare troppo addietro nel tempo, Carlo Cattaneo (1801-1869), storico, patriota e parlamentare della nascente e nuova Italia, il quale aveva scritto tanto in merito all’argomento, soprattutto nella sua rivista “Il Politecnico” (1839), vera fucina d’idee e proposte per le giovani coscienze del tempo.
Karl Marx (1818-1883), economista e politico tedesco, aveva fornito maggiori supporti filosofici all’interessante problematica, forte dell’influsso di Friedrich Engels (1820-1895), affermando nelle sue opere che “conoscere la realtà significa trasformarla”, comprendere, ovvero,come stanno effettivamente le cose, avere capacità critica, sapere distinguere il vero dai falsi superficialismi ed esibizionismi di coloro che, giovandosi dei facili verbalismi formali o dalle subdole affermazioni scritte, sanno condizionare o alterare il corso degli eventi.
Ignazio Silone (1900-1978), notissimo autore di “Fontamara” (1933) e “Pane e vino” (1937), nonché Carlo Levi (1902-1975), pittore e celebre scrittore dal forte impegno sociale, espresso nel romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” (1945), furono, ad esempio, convinti sostenitori dell’opportunità di stimolare la libera circolazione delle idee ed il pluralismo culturale in virtù della pratica utilissima dell’istruzione, ch’è fonte preziosa della civiltà e della coscienza storica dei popoli.
“Substantialiter”, oggi non è più sufficiente essere “alfabetizzati”, sapere, cioè leggere, scrivere, eseguire i classici “conticini” matematici, essere al passo con le moderne e fredde tecnologie informatiche, che sono solo fonte di solitudine interiore ( se viste come fine ultimo di una comunicazione virtuale senza senso, di kafkiana e disperata solitudine). Al contrario, occorre conoscere la realtà che ci circonda e nella quale dobbiamo operare in modo costruttivo per il bene comune, conferendo, altresì, spazio al confronto con le varie e diverse opinioni nell’ambito di un efficace alveo democratico.
Rinunciare a queste prerogative, significa non favorire la libera circolazione delle idee, gli interscambi culturali ed il progresso civile e sociale, alla base dei quali è sempre il binomio dell’istruzione-formazione, fonte primaria della coscienza civile e morale dei popoli, ossia della valorizzazione dell’essenza più nobile dell’uomo e della fratellanza filantropica universale.
Concetti, questi, complicati, fumosi ed arzigogolati? Non direi, visto che Rosa Luxemburg (1870-1919), fulgida coscienza ed animosa pensatrice tedesca, e, anche, Antonio Gramsci (1891-1937), luminoso interprete del ruolo degli intellettuali nel primo Novecento, dedicarono tutta la loro vita per la difesa della libertà e dell’evoluzione democratica dei popoli.
Basilare, in tal senso, si rivela il compito della scuola e dei docenti, ai quali spetta (vada a loro onore !) il delicato compito di radicare nei discepoli la consapevolezza del diritto d’informazione, dell’inserimento civile nella vita pubblica, del continuo aggiornamento e confronto culturale. In tale ottica, il mondo scolastico deve aiutare gli alunni a vivere in comunità, aiutandoli ad acquisire gli strumenti per affrontare con competenza la realtà, poiché non conta il solo apprendere, ma, anche, la modalità per seguire le vie non facili della conoscenza.
L’ignoranza è sempre stata un male che ha aggravato le condizioni civili e sociali dei popoli. Nel contesto del terzo Millennio non possiamo permetterci il lusso della disinformazione, di sovente “guidata”: ne va della nostra dignità, della libertà e nobiltà dell’intelletto, e, dunque, della legittimità delle forme di governo a sovranità popolare, concettualmente basate sulla verità incontestabile che “Omnes homines natura libertati student”, come ricorda l’ottimo Cicerone, asserendo il valore universale della libertà umana, vero monumento dell’autonomia dello spirito.
Non posso concludere queste brevi riflessioni senza la citazione del grande Francesco De Sanctis (1817-1883), critico della novella estetica, storico della Letteratura italiana e primo ed insuperato Ministro della P. Istruzione nel Regno d’Italia, durante il biennio1861-1862, nel contesto dei Governi Cavour e Ricasoli I.
Eletto, per la seconda volta, deputato nel 1883, De Sanctis rivolse in Trani, l’adriatica “nobildonna del mare”, da lui definita “L’Atene delle Puglie” per l’alto sapere dei suoi migliori Intelletti, di fronte ad una platea entusiastica dei suoi elettori del 2° Collegio territoriale di Bari, un discorso veemente e pieno di passione (presso l’allora Teatro Comunale, nella sera memorabile del 29 gennaio 1883), che costituisce il suo testamento spirituale, considerato che, di lì a poco, sarebbe morto.
Riferendosi ai giovani, disse, tra l’altro, in merito alla tematica dell’educazione (da lui intesa come formazione morale e civile, strettamente connessa al rinnovamento sociale), quanto segue.
“E’ l’educazione che ingrandisce i nostri cuori con l’ingrandire de’ nostri intelletti, e trasforma le società e le fa simili a noi. Io mi ricordo. Un giorno stavano intorno a me i giovani, e mi esprimevano le loro fantasie, e chi voleva l’Italia fatta così, e chi diceva no, dev’essere fatta così. […] E io dicevo a questi giovani:«Studiate, educatevi, siate intelligenti e buoni. L’Italia sarà quello che sarete voi»” (cfr. “Discorso di Trani” in “I Partiti e l’educazione della nuova Italia”, in vol. XVI delle Ed.ni Einaudi).
Le elette parole del grande critico di Morra Irpina siano espressione dell’auspicio, rivolto a tutte le Scuole del Molise, per un nuovo e fecondo anno di attività in favore dell’adolescenza, da viversi, ad opera meritoria di tutte le Componenti scolastiche, nella prospettiva di un processo formativo, nobile e proficuo, che aiuti gli alunni tutti ad incrementare le loro responsabilità morali, civili e sociali, facendone uomini e donne veramente libere e consapevoli dell’importanza del democratico pluralismo delle idee in una società ricca di veri valori e princìpi! AD MAJORA!
Filippo Ungaro
(Docente Em.to nelle Superiori)






























