“Come per i ritardi alla costruzione delle residenze assistenziali per le misure di sicurezza, che dovevano consentire di chiudere l’esperienza orribile degli Ospedali psichiatrici giudiziari, registriamo altri ritardi, per la creazione degli istituti a custodia attenuata per le detenute madri, che la legge n. 62 del 2011 istituiva e finanziava per 11,7 milioni di euro, a valere sui fondi del Piano carceri.
Benché in alcune realtà territoriali sia stata manifestata la disponibilità a reperire spazi e strutture da destinare alla custodia cautelare delle donne incinte e delle madri a cui restano affidati i bimbi fino a sei anni, nessun progetto ha preso corpo per dare a quelle donne e a quei bimbi un ambiente che preservi il loro rapporto dalla cupa realtà del carcere e creare, nel limite del possibile, condizione di serenità allo sviluppo dei piccoli”.
“E’ tempo di superare inerzie e complicazioni inconcludenti – ha concluso – ci sono opportunità e risorse finanziarie e, soprattutto, risorse umane, professionali e di passione civile che possono garantire a quelle donne e a quei bimbi di trovare un nido d’amore e non di sbarre e cancelli”.































