A quanto sembra il Molise non beneficerà degli interventi infrastrutturali per 126 miliardi di euro, da realizzare entro i prossimi dieci anni. La nostra regione è l’unica a rimanere fuori dal programma di sviluppo strategico per il Mezzogiorno.
Questo non farà altro che farci rimanere nel nostro stato di arretratezza ormai divenuto cronico. Perché il Molise è fuori? Questo al momento non è dato sapere. A questa domanda dovrebbe rispondere il governo regionale. Siamo curiosi di conoscere le motivazioni che ci hanno impedito di cogliere un’importante opportunità di crescita e sviluppo di cui si avvantaggeranno tutte le altre regioni del Sud.
Se i nostri piani di sviluppo devono dipendere dalla metropolitana leggera e dalle elettrificazione della rete ferroviaria (che molto probabilmente non vedrà mai la luce) c’è poco da rallegrarsi. La situazione economica del Molise rimane a tinte fosche, il riconoscimento dell’Area di Crisi complessa sta dando risultati solo a parole, ma in concreto siamo ancora in attesa di non si sa cosa. Sulla Gam è calato il silenzio, l’Ittierre è stata abbandonata al suo destino e lo Zuccherificio è fallito miseramente. Il capitolo autostrada del Molise è stato archiviato tra sprechi e polemiche.
Zes (Zone economiche speciali), in Molise siamo indietro. E’ lo strumento che dovrebbe attrarre nuovi investimenti economici in un’area vasta, ancora da definirsi, che vedrà interconnessi l’Abruzzo e il Molise, attraverso i loro sistemi portuali e retroportuali. Altro proclama che fino a questo momento è rimasto sulla carta. Possibile che il Molise debba rimanere sempre nel guado? Per il governo regionale, ormai a fine mandato, va tutto bene, il Molise è in ripresa e l’occupazione è in ripresa. Forse è per questo abbiamo preferito snobbare il progetto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Connettere l’Italia rappresenta il quadro strategico e programmatico del MIT, che si avvale del supporto della Struttura Tecnica di Missione per l’indirizzo strategico, lo sviluppo delle infrastrutture e l’alta sorveglianza. In campo interventi infrastrutturali per 126 miliardi di euro, da realizzare entro i prossimi dieci anni, già dotati di copertura finanziaria. 49 miliardi sono destinati al Mezzogiorno, di cui 36 miliardi disponibili. Con l’elenco delle 108 opere prioritarie, Connettere l’Italia rappresenta l’allegato del Ministero al Def 2017.
La missione del MIT si riassume in 10 parole chiave che sono alla base delle strategie messe in atto per affrontare le nuove sfide e raggiungere i quattro obiettivi prefissati:
– Accessibilità ai territori, all’Europa e al Mediterraneo
– Mobilità sostenibile e sicura
– Qualità della vita e competitività delle aree urbane e metropolitane
– Sostegno alle politiche industriali di filiera
Quattro sono anche le strategie individuate, trasversali agli obiettivi:
– Infrastrutture utili, snelle e condivise
– Integrazione modale e intermodalità
– Valorizzazione del patrimonio infrastrutturale esistente
– Sviluppo urbano sostenibile
– In questa sezione del sito MIT per ognuna di queste strategie vengono presentate le azioni messe in atto e i primi risultati.
Per quanto riguarda le smart cities italiane o questo nuovo approccio al tema (di cui ormai non si parla più in questo Paese), la strategia di “Sviluppo urbano sostenibile”, a livello di programmazione, promuove l’approccio dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile e diverse azioni specifiche dedicate alle politiche abitative, che vanno dalla “cura del ferro” in area urbana all’accessibilità alle aree urbane e metropolitane, dalla qualità ed efficienza del trasporto pubblico locale (TPL) alla sostenibilità del trasporto urbano, fino alle tanto attese tecnologie per città intelligenti.
Riguardo la smart mobility, infine, la strategia si orienta verso il riequilibrio a favore di modalità di trasporto sostenibili e verso la riduzione delle quote di mobilità su gomma, attraverso l’incentivazione di misure ad hoc mirate all’incremento dell’offerta e della qualità dei servizi. La crescita del Mezzogiorno dipende fortemente dall’ottimizzazione di traffici e approvvigionamenti, dal coordinamento delle reti di trasporto e mobilità, dalla connessione e interazione tra i principali nodi urbani e i flussi di persone e merci. Il Molise è una delle regioni del Sud dove si riscontra ancora un deficit infrastrutturale grave.
Quando parliamo di logistica e di trasporti, dobbiamo renderci conto dell’importanza che assume in tanti casi la dimensione territoriale dell’intervento migliorativo da realizzare. Si tratta di opere o di raccordi che richiedono strategie di vasto respiro, superando in primo luogo ottiche municipali e campanilistiche ed utilizzando la metodologia del partenariato pubblico-privato.
Questo “Piano Marshall per il Mezzogiorno” avrebbe dato alla nostra regione una spinta non indifferente e avrebbe aiutato anche a sviluppare una rete logistica e di trasporto integrata e intermodale. Spetterà al prossimo governo regionale prendere le redini del Molise e rimetterlo in carreggiata. Nel frattempo restiamo a guardare i progressi che faranno le regioni più lungimiranti.






























