di Michelangelo Merisi

Se in provincia di Livorno il Movimento 5stelle tenta una pace tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte con una spigola per testimone, in Molise il Movimento rimedia l’ennesima figuraccia politica che si aggiunge alle tante inconcludenti azioni degli eletti in Consiglio regionale. Con i cittadini come testimoni.

Tra i sei consiglieri del Movimento 5stelle che siedono a Palazzo D’Aimmo, più per la fortunata candidatura sull’onda del 2018 che per meriti, la medaglia d’oro per incoerenza tra le parole e le azioni a favore del popolo molisano spetta al venafrano Vittorio Nola. Negli anni lo si ricorda per aver votato contro i provvedimenti che avrebbero portato ai cittadini un attimo di respiro (tra tutti ricordiamo il suo no al centro Covid a Larino votato il 6 aprile 2020) e, fuori dal palazzo delle decisioni, la sua discesa in piazza a manifestare chiedendo di fare il centro Covid a Larino.

Una presa per i fondelli che si poggiava sue due certezze:

1.  basta fare qualche pubblicità sugli organi di stampa per evitare che queste ipocrisie vengano messe in evidenza;

2. I cittadini sono talmente schifati dalla politica, specie dopo la delusione dei cinquestelle che si propugnavano come i salvatori della patria, che ormai sono più che distanti dalle istituzioni tanto da non interessarsi neppure al dibattito consiliare.

“Non sanno fare niente” oppure “Non è per loro” sono le espressioni più usate per molti degli eletti. Ma soprattutto per i consiglieri dei cinquestelle.

L’esempio lampante arriva proprio da Vittorio Nola che, in tre anni di governo, ha rimediato tantissime figuracce politiche da fare quasi il paio con il presidente della Giunta Toma la cui politica, spesso e volentieri, non è stata disdegnata dallo stesso consigliere pentastellato.

Tanto è vero che nel novero dei responsabili, quanto meno morali oltre che di fatto vista la posizione di voto in aula,  dell’assenza di un centro Covid dedicato in Molise, certamente il nome di Vittorio Nola comparirà negli annali storici di questa regione.

Inciucista per natura, non cerca quasi mai compromessi trasparenti che rendono un uomo degno di essere denominato politico. A maggio 2021 si è seduto a trattare con il centrodestra, si dice avesse come interlocutore il sottosegretario Di Baggio, per cercare un’intesa ed evitare la sfiducia a Toma. Specie a causa della posizione di Iorio pronto a votare la sfiducia per mandare tutti a casa (https://ilfuturoquotidiano.it/i-grillini-trattano-con-toma-si-alla-grossi-e-no-al-covid-a-larino/).

La scottatura che però ancora brucia, a distanza di otto mesi, è stato il mancato rinnovo all’Ufficio di Presidenza del Consiglio nel ruolo di segretario che Vittorio Nola ha ricoperto per due anni e mezzo e che lo ha visto soccombere al giro di boa, a novembre 2020.

Così, se prima Nola percepiva

6mila euro di indennità di carica (in quanto consigliere) +

750 euro di indennità di funzione (in quanto segretario dell’Ufficio di Presidenza)+

4.500 euro di rimborso spese forfettario esentasse

Per un totale di 11mila 250 euro oggi ridotto a 10.500 euro. Tutta colpa di Iorio, ripete come un mantra il consigliere di Venafro che da novembre 2020 non ha più intascato l’obolo tanto desiderato di 750 euro al mese come indennità di funzione. Eppure, anche all’epoca e senza sotterfugi,  la posizione di Iorio era chiara e limpida: nell’ufficio di presidenza dovevano entrare tutti i partiti per cui il doppio ruolo dei 5stelle, a danno del Pd, non rendeva il collegio equo nei confronti dei simboli eletti in Consiglio.

Da qui è iniziata una guerra spietata di Vittorio Nola nei confronti di Michele Iorio, al quale Nola per anni si è rivolto pur di ottenere incarichi pubblici. Da ottimo presidente della Regione Molise quando elargiva nomine, oggi Iorio si è trasformato nel male di tutti i  mali del Molise. Tanto da spingere Nola a diramare una nota stampa, ripresa da tutti gli organi di informazione sic et simpliciter senza verificare la fondatezza della notizia, in cui accusa Iorio di essere doppiogiochista perché dice di voler risolvere le problematiche di lavoro e cinghiali in qualità di presidente della Seconda commissione consiliare e, invece, prende in giro tutti perché mercoledì 14 luglio non ha convocato la commissione.

Ma come sempre accade ai politicamente scorretti, il boomerang torna indietro.

Perché in una replica, lo stesso Iorio spiega di essere stato impossibilitato a convocare i lavori della Commissione a causa di un “malore che mi ha portato a stare lontano dagli uffici regionali per qualche giorno”.

Non solo al consigliere Nola sarebbe bastato alzare la cornetta, come quando chiedeva incarichi, e chiedere come mai si saltava la seduta della Commissione. Ma il regolamento del Consiglio regionale, qualora lo stesso Nola non ne fosse a conoscenza vista la sua inconcludenza politica, prevede che “la Commissione può essere convocata anche dall’Ufficio di Presidenza e da due commissari”. Quindi Nola, il paladino dei molisani, invece di rimediare la pessima figura, avrebbe potuto attivarsi personalmente.

Ma si sa, la politica non è un’arte per tutti.

E Vittorio Nola lo sta dimostrando.

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