Il 23 marzo 2021 una quarantenne qualunque, Camilla Caterina, decide di salire le scale della Procura della Repubblica di Campobasso per andare al cospetto del procuratore capo Nicola D’Angelo e depositare una denuncia che, in sintesi dice questo: dal Molise sono stati trasmessi a Roma dati consapevolmente falsi sul numero dei posti letto di terapie intensive per il Covid. A causa di questi numeri falsi molti cittadini non hanno potuto usufruire, probabilmente, di cure adeguate qui in Molise a causa dell’assenza di posti letto Covid in rianimazione né è stato possibile tentare di aiutarli attraverso l’utilizzo della Cross, ossia la Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario, che avrebbe consentito di trasportare i pazienti gravi nel reparto di rianimazione di fuori regione. La denuncia riguarda i vertici regionali e sanitari della Regione Molise, da Donato Toma in qualità di capo della Protezione Civile e quindi commissario alla pandemia, passando per Oreste Florenzano (direttore generale di Asrem) fino al direttore generale della salute Lolita Gallo. Una denuncia correlata da atti, delibere, determine, richieste di accesso agli atti e risposte da parte di Regione, Asrem e Ministero della Salute da cui emergono quei famosi 39 posti letto di cui oggi ancora si parla e che in realtà non esistono. Da quel 23 marzo 2021 ad oggi nulla è cambiato, né nella sanità molisana né alla Procura della Repubblica di Campobasso.
Toma continua a ripetere che ci sono 39 posti letto di terapia intensiva, la Procura appare immobile di fronte alla denuncia volta a verificare le eventuali responsabilità, di fronte al rischio di una nuova ondata il Molise è ancora ai nastri di partenza.
Da qui parte il nuovo pressing di Camilla Caterina che stavolta lancia un vero e proprio appello al procuratore D’Angelo: “faccia qualcosa per garantire le cure ai molisani”.
E si spera che al rientro dalle ferie, il procuratore capo della Repubblica di Campobasso decida di soddisfare la sollecitazione pubblica.






























