di Giovanni Minicozzi
Lunedi prossimo 2 agosto tornerà a riunirsi il consiglio regionale e potrebbe essere l’ultima riunione prima delle immeritate ferie estive.
All’ordine del giorno solo interrogazioni e mozioni, esattamente come è accaduto per l’intero anno in corso fatta eccezione per l’approvazione dei documenti di bilancio poi impugnati dal governo Draghi.
Non esiste neanche l’ombra di proposte di leggi che invece sarebbero necessarie e urgenti nel drammatico contesto avvilente per il Molise e per i molisani.
Nessuna proposta di legge per le politiche attive del lavoro, nessuna proposta di legge per arginare la povertà dilagante, nessuna idea per frenare il poderoso spopolamento, nessuna proposta per attenuare l’isolamento del Molise potenziando le “mulattiere” attuali, nessuna soluzione per la disastrata sanità alla vigilia della quarta ondata pandemica e ancora priva di un ospedale Covid.
Peraltro da tempo l’assise regionale viene convocata con cadenza quindicinale e, come detto, solo per discutere del niente.
Ovviamente tali imbarazzanti decisioni competono alla conferenza dei capogruppo ove sono presenti anche i rappresentanti delle minoranze dai quali però non si registrano contestazioni o dissensi sul pessimo funzionamento del consiglio regionale e sulla rinuncia, di fatto, ad esercitare il potere legislativo.
Allego al presente articolo il resoconto delle leggi approvate dal 2018 a oggi e quelle impugnate dal governo.
Orbene nel corso della gestione Micone -Toma sono state approvate 11 leggi nel 2018 di cui 4 impugnate, 22 nel 2019 di cui 6 impugnate, 20 nell’anno 2020 di cui una impugnata e solo tre leggi approvate nell’anno in corso (bilancio, finanziaria e collegati) poi impugnate dal governo Draghi.
Così non va e per il bene del Molise sarebbe ora che la casta superpagata uscisse dal letargo.































