di Tonino Atella
Giorni addietro, esattamente il 16 giugno scorso primo dei tre giorni festivi patronali di Venafro, “il miracolo”, meglio il prodigio meraviglioso per i fedeli del posto, della comparsa della Santa Manna nel pozzetto a ridosso del Sarcofago del Patrono San Nicandro, nella cripta della Basilica dedicata allo stesso Martire e Santo.

E l’intera collettività venafrana, unitamente a tant’altri dei Comuni limitrofi, a gioire soddisfatti per la comparsa del liquido prodigioso dopo un’assenza ultra quinquennale. Iniziava alla grande cioè il trittico patronale e la collettività già pregustava il momento di poterne avere dai Frati Cappuccini della città per berne, cospargesene il corpo o portare la Santa Manna ai malati allettati perché si riprendessero. L’appuntamento era per ieri, sabato 19, giorno stabilito dai religiosi del convento venafrano per provare ad attingerne e distribuirla ai fedeli. Nella serata di ieri però Fr. Jossy Fernandes, al termine della celebrazione in Basilica, comunicava dall’altare ai fedeli presenti : “In molti chiedono la Santa Manna dopo aver saputo della sua ricomparsa a distanza di anni. Si, c’è ed è un gran piacere comunicarlo, ma in quantità minima, all’incirca un centilitro, ossia cento grammi.

Troppo poco per distribuirla. Al massimo se ne può dare con un cucchiaio, cioè poche gocce giusto per farsi il segno di Croce e bagnarsi le labbra, sperando che presto ce ne sia in quantità tale da poterla distribuire. Perciò preghiamo ed aspettiamo”. La notizia non veniva certo accolta favorevolmente dai presenti, che ciononostante mostravano evidente soddisfazione per una presenza -quella della Santa Manna- attesa da anni e finalmente reale. Dispiaceva il fatto di non poterne ricevere, ma già la sua presenza seppure minima era motivo di soddisfazione. Ma cos’è la Santa Manna di Venafro, cosa rappresenta e dove compare ? E’ ritenuta prodigiosa, miracolosa addirittura, e ad attestarlo sino a pochi addietro erano le centinaia di voti offerti dai fedeli nel corso del tempo per guarigioni e protezioni “superiori”, appunto i presunti miracoli, ed esposti nel chiostro del Convento prima della loro rimozione per eseguire lavori di ristrutturazione al sito religioso e non più riposizionati. In molti, a Venafro e dintorni, chiedono che vengano rimessi dov’erano prima quale segno di fede, storia e cultura popolare. La Santa Manna rappresenta quindi la fede collettiva e testimonia, secondo l’opinione diffusa, la vicinanza e la protezione dei Santi Martiri verso Venafro e i suoi abitanti per una crescita costante e positiva. Anni addietro si pensò di farla analizzare per determinarne ufficialmente la natura -in effetti è un liquido simile all’acqua- e se ne portò un quantitativo minimo ad un laboratorio napoletano di analisi, dove lavoravano professionisti amici di un precedente Vescovo Diocesano d’Isernia/Venafro. La quantità portata ad analizzare però era decisamente poca e non si riuscì ad eseguire ed ultimare gli accertamenti. Da allora non si è più ripetuto il tentativo, per cui la natura scientifica della Santa Manna di Venafro continua a restare incerta! Compare, il liquido, in fondo al pozzetto a ridosso del Sarcofago del Patrono San Nicandro, nella Cripta sottostante la Basilica dedicata allo stesso Santo e Martire, e si raccoglie nei momenti più impensabili ed inattesi dell’anno in un pietra concava non collegata ad alcuna condotta. I Frati Cappuccini del Convento venafrano ne tentano il prelievo ogni 17 del mese, cioè nel giorno di San Nicandro, per darne ai fedeli che la richiedono. Attualmente però ce n’è pochissima, per cui al massimo sene può avere qualche goccia, un cucchiaino, per bagnarsi le labbra e farsi il segno di Croce.






























