MARCANTONIO CELIMA, PRESTIGIOSO GIURISTA DEL MOLISE

(Fu eccellente Governatore di Isernia nel secolo XVII)

 

A cura di Filippo Ungaro

 

Si compiono nel 2016 trecentocinquanta anni da quando Marcantonio Celima, Giurista di chiara fama del secentesco Vicereame partenopeo, portò a termine il suo mandato annuale di Governatore d’Isernia.

Non conosciamo molti dati sulla sua vita, se non quelli riportati dall’erudito Lorenzo Giustiniani (1761-1824) nel tomo I della sua monumentale opera, intitolata “Memorie istoriche degli scrittori legali del Regno di Napoli” (Ed. “Stamperia Simoniana”, Napoli, 1787-1788, tomi 3).

 Il Celima, Dottore “In utroque jure” (Laureato nel Diritto Civile e Canonico), fu un grande luminare della Dottrina giurisprudenziale, acquisita nei Tribunali napoletani e dispensata generosamente al servizio di alcune località del Vicereame, e, in particolare, di Macchiagodena (“Comitatus Molisii”), ove egli attestò d’essere nato, come scrisse nel suo“Tractatus aureus…”, di cui tratteremo brevemente.

Gli furono attribuiti, in virtù della sua notorietà negli ambienti giuridici del tempo, “… vari governi in diversi luoghi del Regno” (L. Giustiniani, op. cit.): giunto, poi, al vertice della sua folgorante carriera, fu nominato Governatore d’Isernia in data 8 luglio del 1665.

In quei tempi i Governatori duravano in carica per un anno ed amministravano, tra l’altro, la giustizia civile e penale. Al termine del mandato dovevano redigere un resoconto della loro gestione, sottoponendolo all’esame dell’Agente demaniale e del Comune amministrato: quest’ultimo esercitava il suo diritto di censura (“Syndicato”)  tramite il “Syndico Officialis”, un magistrato municipale.

L’operato impeccabile di Marcantonio Celima dovette, probabilmente, suscitare invidia (mal comune d’ogni epoca…) nei suoi riguardi, onde, terminato il suo mandato (7 luglio 1666) e, subito, sottopostosi al “Syndicato”,venne accusato d’ingiustizia e condannato al pagamento della multa di 240 ducati (circa € 3847 dei nostri giorni).

Ritiratosi sdegnosamente dalla vita pubblica e volendo, con ardore,  giustificare la sua innocenza ed il suo  lineare comportamento , portò, indi, a termine l’opera sua maggiore (“Tractatus aureus de Syndicato Officialium”), nella quale, oltre a respingere e confutare, punto per punto, le accuse rivoltegli, approfondì le tematiche della complessa materia dei rapporti  tra “Gubernatores” e “Syndici” .

Il volume, ultimato nel Giugno del 1668, “… fu poi impresso colla  pratica del ‘Syndicato’ di Francesco Carrabba” ( L.Giustiniani, ibid.) a Napoli, nel 1675, “in quarto”.

Celima scrisse anche unaNuova raccolta, e compilazione, riguardante la  prassi della liquidazione degli Strumenti secondo le formalità di rito della Gran Corte della Vicaria di Napoli…” (cfr.“Novae recollectiones, et compilationes, quae pertinent ad praxim liquidationis instrumentorum juxta formam laudabilis ritus M.C.V…”, Napoli, 1668, “in quarto”).

Non disponiamo, purtroppo, dei testi delle opere  del Dott. Marcantonio Celima, né di altri dati biografici, magari esistenti tuttora, ma dimenticati o trascurati negli scaffali polverosi di qualche biblioteca o raccolta strettamente privata. Speriamo che, prima o poi, vengano  ritrovati.

La vicenda dell’illustre Giureconsulto molisano ci ricorda, per alcuni aspetti, quella antecedente di Romeo da Villanova (1170-1250 ca), gran Siniscalco di Raimondo Berengario IV, ultimo Conte della Provenza del sec. XIII.

Romeo amministrò molto bene il feudo di Berengario, a tal punto da procurarsi l’invidia e la maldicenza calunniosa di altri funzionari, onde il Berengario,  inutilmente insospettitosi, gli chiese il rendiconto del suo operato. Romeo gli dimostrò, dati alla mano, che la Contea provenzale era rifiorita sotto la sua amministrazione; di poi, lasciò con sdegno l’infida Corte.

Ebbene, Marcantonio Celima subì, a distanza di secoli, la stessa sorte, perché, come scrisse Dante Alighieri a proposito di Romeo da Villanova, “fu l’ovra grande e bella mal gradita” (cfr. “Paradiso”, VI, v. 129).

Un plauso alla memoria di un “Grande” del Molise, illustre, eccellente e colto figlio di una Terra, che tuttora è doviziosa di ricchezze intellettuali, alcune ancora da scoprire nel contesto della sua lunga storia!

 

                                                                             Filippo Ungaro

(Cultore di memorie storiche)

“Comitatus Molisii”, a.D. MMXVI

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