Quest’anno, la tradizionale ‘Fiera delle Cipolle’, un evento sempre molto atteso da Isernia e dalla sua provincia, non avrà luogo a causa dell’emergenza Covid. Un duro colpo per il capoluogo pentro che deve rinunciare a una delle manifestazioni più importanti per quanto concerne la storia, la cultura e la tradizione isernina.

Ogni anno il 28 e il 29 giugno, sua “Maestà” la cipolla di Isernia, diventa protagonista assoluta della fiera legata ai festeggiamenti dei Santi Pietro e Paolo. Una fiera antichissima, tra le più antiche d’Italia che addirittura fa riferimento a una pergamena datata 1254.

Nacque per favorire il commercio della cipolla isernina coltivata dai produttori locali, presenti con i loro tipici banchetti per vendere un prodotto di qualità e dal sapore eccelso. Un tempo, la fiera, si svolgeva dove si trova attualmente il parco della rimembranza, denominato appunto ‘il largo delle cipolle’, ma nel corso degli anni si è spostata nel centro cittadino.

La cipolla di Isernia è uno dei prodotti più importanti della regione ed è chiamata anche cipolla di San Pietro. La tradizione vuole che la cipolla sia legata alla madre del santo fondatore della chiesa cristiana, che la donò a una donna affamata come unico atto di solidarietà della sua vita. Ha una forma schiacciata e il bulbo bianco, può arrivare a pesare fra i 200 e i 300 grammi. Il sapore è particolarmente dolce e per questo viene spesso consumata semplicemente accompagnandola con del pane.

Oggi, fortunatamente, c’è chi porta ancora avanti la tradizione con grandi sacrifici. Abbiamo incontrato il signor Adriano Cifelli, ex operaio Ittierre, che oggi svolge l’attività di agricoltore con grande soddisfazione: un uomo che alla terra, al lavoro ed ai prodotti agricoli, sta dedicando la sua vita.

L’emergenza Covid non ha impedito al signor Cifelli di riprendere con entusiasmo il suo lavoro nei campi. Tra i tanti prodotti che coltiva nel suo terreno, non poteva mancare la cipolla bianca di Isernia. E’ grazie a persone come il nostro Adriano che oggi possiamo ancora assaporare un prodotto sano e genuino come la cipolla.

Certo il seme è un po’ costoso, – ci dice il signor Cifelli – ma alla fine è una coltura che rende. La raccolta a mano, tagliare, mettere nelle cassette è un lavoro duro che stanca ma ne vale la pena. La cipolla bianca di Isernia – continua l’agricoltore – si coltiva dallo stesso seme di provenienza originale, viene trapiantata nella stagione autunnale, con luna crescente e va raccolta in luna mancante nel periodo estivo (a giugno) per mantenere una buona conservazione.

La cipolla preferisce un terreno soffice e fresco, va annaffiata e rincalzata ogni 10 giorni. Il consiglio che posso dare ai giovani è di seguire le tradizioni solo ed esclusivamente per passione della propria terra. Il mondo agricolo è fatto di sudore e soddisfazioni! A me il lavoro è servito per essere quello che sono oggi, fiero di sporcarmi le mani facendo un lavoro onesto. Farò l’agricoltore finché avrò forza perché non conosco più altro modo di vivere in equilibrio.

Questo per me è stato un percorso di vita. Dopo la fine dell’esperienza in Ittierre, ahimè, mi sono dovuto rimboccare le maniche e reinventarmi  come contadino. Ringrazio i miei genitori che mi hanno dato la forza e il coraggio di intraprendere questa nuova avventura. Mi hanno insegnato ad inseguire i sogni perché, senza di essi,  la vita non è la stessa”.

Infine, conclude con un invito: “Mangiate la cipolla di Isernia perché è buona, genuina e fa bene alla salute!”

 

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