Non è così. Ci sono tante persone che non si riconoscono in un modello culturale arido, egoista, autoreferenziale, consumista, mercificante e carrierista, che ha sepolto il Noi e innalzato sugli altari l’Io. In quanti si sentono falliti rispetto alle aspettative degli amici, dei familiari o anche rispetto a sé stessi, perché non dispongono di beni di lusso, di seconde e terze case, di abiti griffati, o non hanno primeggiato nei propri ambiti di attività ? C’è un disvalore che ha segnato un mutamento antropologico nell’ultimo ventennio ed è entrato nel DNA delle persone. Vince solo il primo, il più ricco, il più potente, chi raggiunge il successo e dalla vetta suscita l’emulazione ostentando gli status symbol della vittoria.
Gli altri, in gran parte, inseguono e provano a truffare, ingannare, frodare, imbrogliare le carte, vendersi, corrompere o essere corrotti. Ed è questa corsa la vera follia ! Chi perde la sfida si sente smarrito e non ha gli anticorpi della sobrietà, del vivere in reciprocità, del sentirsi all’interno di una comunità o più banalmente della solidarietà. Questo è il cancro che distrugge le società evolute e trasforma gli uomini in lupi.
L’appello sui suicidi, sul disagio sociale crescente e sul Mal di Vivere, intendeva avviare una riflessione più profonda su cui è chiamata in causa l’intera società, il modello culturale imperante e l’esigenza di rimetterlo in discussione. O siamo veramente convinti, che tutti coloro che non ce la fanno a proseguire nel cammino della vita, sono vittime della crisi economica o soffrono di disturbi mentali ?






























