Cosa significa essere un magistrato oggi e soprattutto una magistrata e quanto bisogna faticare per raggiungere l’obiettivo? Interrogativi che gli studenti della facoltà di giurisprudenza alle prese con l’incognita post laurea, hanno rivolto a tre magistrate del Tribunale di Campobasso, precisamente alla d’Onofrio, alla Cardona Albini e alla Venditti.
Tre donne di ferro che non hanno vissuto, fortunatamente, la disparità di trattamento, non solo economico, di molte altre colleghe.
Tre donne che però devono fare i conti quotidianamente con le acrobazie per conciliare famiglia e lavoro.
Oggi il ruolo del magistrato ha subito un’ accellerazione che ha trasformato la toga, a seconda di chi tenta di darne una spiegazione, in un mito o additittura in un demone, che nasconde il fascio littorio, simbolo arcaico del potere nel suo preziosissimo codice.
A proposito dello sconfinamento del potere giudiziario in quello legislativo, unica regola da rispettare e, che dipende solo dalla coscienza degli interessati, é marcare il confine tra i due poteri.
Ma il magistrato non é questa dicotomia, il giudice togato é passione da cui nasce un lavoro svolto con competenza dedizione e tanti sacrifici, soprattutto quando la quotidianità diventa sempre più pubblica. Le sfaccettature del lavoro da magistrato sono diverse ed é per questo che l’associazione Elsa, sezione di Campobasso, ha pensato di affrontarle in uno degli incontri pubblici di orientamento nelle aule dell’Ateneo molisano.
Carla Ferrante






























