Le fiamme sono state appena spente sulle alture di Venafro in particolare nei pressi delle frazioni Le Noci, Ceppagna e Vallecupa, almeno così sembra anche se qualche “pennacchio“ di fumo in cima a Monte Corno ancora resiste ed è visibile in lontananza, ed ecco prendere vigore – puntuali ed immancabili – le polemiche, i distinguo e le perentorie richieste dei cittadini a protezione futura di ambiente e territorio.
Detto che il fuoco era arrivato a poche decine di metri dalle prime abitazioni venafrane della periferia ovest, che solo la provinciale per Le Noci ha impedito che le fiamme raggiungessero il Cimitero Comunale e che l’abitato di Vallecupa ha visto avvicinarsi pericolosamente l’incendio sino ad un centinaio di metri dalle case, c’è da premettere che la gente comune non ha affatto gradito il protrarsi di ben dodici giorni di fuoco e fiamme su monti e colline venafrane prima dell’intervento risolutivo e massiccio per domare il grosso dei focolai.
Su entità, quantità e conseguenze di tale pauroso incendio, ecco quanto chiede un professionista venafrano per l’immediato futuro : “L’auspicio di tanti – afferma l’uomo – è che alla luce di quanto accaduto, che solo per un puro caso e per il fattivo prodigarsi di uomini, mezzi e Corpi preposti non si è trasformato in tragedia, è che i prossimi dieci anni nelle zone percorse dal fuoco ci sia divieto assoluto di andare a caccia, di pascolare ovini, di effettuare l’alpeggio di vitelli e di raccogliere funghi, asparagi e legna.
In tal modo si tutelerà l’ambiente, si proteggerà la fauna selvatica e si faranno venir meno eventuali fattori che possono aver indotto qualcuno ad appiccare il fuoco. Nessuno crede cioè all’autocombustione, mentre si è tutti convinti che ci sia la mano dell’uomo alla base di siffatti avvenimenti, tanto dannosi per il territorio e pericolosissimi per l’uomo”.
Quindi la “pizzicata” dell’interlocutore all’indirizzo dell’amministrazione municipale : “ Perché – chiede il nostro – il Comune di Venafro non ha sfruttato il bosco ceduo sia per rimpinguare le casse municipali e sia per arginare l’incendio?
Anziché addossare al 100% le colpe agli altri, l’amministrazione comunale bene farebbe ad esaminare sino in fondo il proprio operato in merito alla tenuta, alla pulizia ed alla conservazione delle proprie alture”. Quindi il sospiro di sollievo dell’uomo, all’unisono col pensiero comune dei venafrani : “Le fiamme hanno distrutto tanto, hanno incenerito e ricoperto l’abitato venafrano di fuliggine e cenere, ma per fortuna non hanno toccato i plurimillenari uliveti del Campaglione.
In tanti abbiamo trascorso gran parte dell’ultima nottata ad osservare da lontano il cammino dell’incendio, fermato per tempo prima di raggiungere le abitazioni e gli antichissimi ulivi. Di tanto va detto un forte “Grazie !” A quanti si sono adoperati”.
Tonino Atella






























