Il PD si sfalda e da Isernia città dell’ex presidente Michele Iorio, si apre una frangia in cui si riconoscono dirigenti del PD regionali e simpatizzanti della sinistra moderata. Il leitmotiv: far fuori il binomio Frattura Fanelli. Il nuovo nucleo associativo politico fresco di conio, si palesa con un’associazione denominata “Molise Democratico”. A far nascere questo movimento tre ex fanelliani, renziani della prima ora. Nel direttivo troviamo appunto: Stefano Buono (presidente del nascente movimento) , Giuseppe Laurelli e Maria Di Lauro. La triade anti F.F. (Frattura/Fanelli) monitorando le criticità e le inadempienze regionali trovano inopportuno continuare a sostenere il duo, ne fanno in primis una questione etica per la permanenza dei vitalizi e consulenze. Prendono spunto dal rigetto della proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, di dimezzamento delle indennità, per esternare un disappunto nevralgico ed estremamente impopolare su chi amministra. La questione riordino sanitario, che deve garantire i livelli minimi di assistenza; la mancanza di un registro tumori nel Molise che appare al nuovo soggetto politico inconcepibile in una regione piccola come la nostra. L’estremo ritardo nella programmazione del settennio dei fondi europei ancora sospesi. Tra le incompiute in risalto, il mancato sviluppo del territorio, nella valorizzazione delle peculiarità e del turismo. Queste le principali risposte ancora mancate dalla classe politica che amministra. Guardando in introspezione nel cuore del PD, la colpa, secondo i dissidenti è dettata anche dall’incapacità gestionale di un partito che non ha saputo fino ad oggi dare risposte adeguate ai temi più scottanti della società molisana. Lontani dalle primarie, tutti i punti programmatici sono stati disattesi e i nuovi Molisani Democratici chiedono la testa del segretario regionale Fanelli e del presidente Frattura, quali massimi responsabili del momento storico negativo che stiamo affrontando.
Da un punto di vista strettamente politico, bisogna capire se, e chi sposerà la nuova iniziativa.
Notoria la lontananza polare dei parlamentari Dem Leva e Ruta dal segretario regionale Fanelli e da alcuni mesi anche dal presidente della Regione. Non è da escludere che possa esserci lo zampino dei vertici, mentre si ignora quale potrebbe essere l’evoluzione aggregante. Chi aderirà al nuovo soggetto anti F.F. senza strascichi di governance locale e regionale?
Intanto nel prossimo futuro, il più a rischio è il ruolo della Fanelli, bersaglio mobile che in questo distacco della triade che l’aveva sostenuta alle primarie, difficilmente potrà evitare altre emorragie verso la dissidenza. Presumibilmente siamo solo allo start per un movimento che determina stimoli controversi. Nella destra, una conferma di litigiosità e di poca capacità di governo del PD e quindi opportunità di carpire un elettorato moderato e deluso, ma fare i conti in politica oggi risulta del tutto empirico. Osservando le elezioni locali e nazionali, vediamo come i cittadini siano lontani dalla politica e producano la più consistente quota su ogni altro partito rappresentata dagli astensionisti. La politica infatti, non fa più audience, tranne per gli addetti ai lavori e aggregare risulta sempre più difficile ad ogni livello.
Pietro Tonti































