Una giornata che tanto meno c’entra con le donne dei partiti borghesi e reazionari al potere come ad esempio Santanchè, Gelmini, Carfagna, Biancofiore, Mussolini, Boschi, Giannini e via dicendo.
L’8 marzo 1917 è il giorno in cui le donne scesero in Piazza nella capitale russa per la fine della guerra – afferma il coordinatore del partito Tiziano Di Clemente – a cui seguì la Rivoluzione d’Ottobre e quella data rimase sino ad oggi come riferimento della giornata mondiale che oggi ricorre.
Essa invero fu istituita ancora prima del ’17, cioè dal VII Congresso della Seconda Internazionale nell’agosto 1907 con l’apporto importante di grandi rivoluzionarie come Rosa Luxemburg e Clara Zetkin. Da qui occorre ripartire per cogliere la valenza di questa giornata.
Le donne vivono un’oppressione sociale specifica e maggiore dei maschi, anche da prima del capitalismo.
Ma come dimostra la condizione nel lavoro, nella famiglia e il demenziale carattere antifemminile delle religioni, nella nostra epoca – conclude Di Clemente – la lotta delle donne per liberarsi da queste oppressioni è impossibile senza una liberazione generale dalle disuguaglianze generate dal capitalismo.
Reporter One































