Il giovane corvide “interroga” il governatore Roberti:
“Perché in Molise, unici in Italia, non ci siamo dotati di un Cras?”
Il Conte Taccola è un piccolo corvide (appena un mese di vita) che, nonostante la giovanissima età, ne ha già passate tante. Di lui sappiamo che, caduto o “prelevato” dal nido, era finito nelle mani sbagliate. Per negligenza o per accidia, lo avevano malnutrito e non si erano affatto preoccupati di curargli la ferita all’ala sinistra. Tanto non bastasse, gli avevano applicato una fascetta di plastica (di quelle che si vendono in ferramenta) ad una zampetta e lo avevano poi incautamente lasciato libero. Libero di morire, poiché in quelle condizioni di malnutrizione e nell’impossibilità di volare non avrebbe potuto certamente avere lunga vita. Per buona sorte, però, una persona dal cuore grande si avvide di lui e lo consegnò al presidente dell’Aps Feronia Ets (con sede presso Borgata Leone di Pozzilli), avente in statuto anche la cura e la tutela degli animali domestici e della fauna selvatica. Con le dovute cure e con la giusta alimentazione, il Conte Taccola si è fatto bello. Ha recuperato in fretta energie e vitalità, arrivando a sviluppare un bel piumaggio nero. Resta il problema dell’ala sinistra. Come confermato dalle radiografie effettuate a Venafro, presso l’ambulatorio Veterinario del dott. Pasquale Russo, una calcificazione rigida dell’articolazione all’altezza di quello che per noi umani sarebbe il polso, non lascia molto spazio all’ottimismo. “Col tempo -ha evidenziato il dott. Russo (al quale esprimiamo sincera gratitudine per la solerzia e la generosità d’animo) potrà imparare a compiere brevi voli. Magari riuscirà anche, saltellando di ramo in ramo, a salire sugli alberi. Ma escludo che possa effettuare quei lunghi voli tipici della specie. Pertanto -ha concluso il dott. Russo-, non potrà purtroppo essere immesso in natura. Non riuscirebbe a nutrirsi e cadrebbe vittima di qualche predatore”.
Fatta la conoscenza del Conte Taccola e delle sue peripezie, passiamo ora ad analizzare altri non meno preoccupanti aspetti. Dal punto di vita legale, questa giovane taccola risulta essere “patrimonio indisponibile dello Stato”, ragione per cui il cittadino non può catturarlo e non può detenerlo (l’articolo 30 della legge 157/1992 punisce la cattura o la detenzione di fauna selvatica protetta con l’arresto da 2 a 8 mesi e con ammende che in taluni casi possono arrivare a 6mila euro). Nel caso specifico quindi, il Conte Taccola andrebbe consegnato senza indugio al Cras regionale (Centro recupero animali selvatici). E qui subentra il paradosso (il vulnus?): Tra tutte le regioni italiane, il nostro Molise è l’unico a non essersi dotato di un Cras. Ricapitoliamo: il privato non può averne cura e il pubblico non si è dotato degli strumenti per prendersene cura!
Venuto a conoscenza di tali incongruenze e preoccupato per il proprio destino, il Conte Taccola è passato all’attacco e, rivolgendosi al governatore Francesco Roberti, lo ha così “interrogato”: “Perché la Regione Molise non si è dotata del Cras”? Tra le sue tante incombenze, il presidente della Giunta regionale troverà il tempo e la determinazione di rispondere al giovane pennuto? Attendiamo fiduciosi.
Angelo Bucci
Presidente dell’Aps Feronia Ets




























