di Tonino Atella
Si conclude con oggi la pubblicazione in tre puntate (le prime due sono state ospitate da questa testata il 24 maggio ed il primo giugno) de “La Storia umana e di fede dei Santi Martiri di Venafro Nicandro, Marciano e Daria e i sentimenti popolari di fede dei venafrani”, scritta dal pubblicista Tonino Atella, da poco nostro collaboratore, ed ospitata per sopperire al non espletamento causa covid di gran parte del trittico festivo patronale di metà giugno. Un modo diverso cioè di dare l’idea della festa e delle storiche celebrazioni che purtroppo mancano dal 2019. Ecco il contributo dell’autore venafrano : “Ad attestare l’assoluta rilevanza ed il prestigio storico dei Santi Martiri di Venafro –prende a scrivere il pubblicista- sarà opportuno ricordare i personaggi storici che nel corso delle epoche trascorse hanno visitato e si sono genuflessi dinanzi ai resti mortali dei Santi venafrani. Nel 1268 Carlo d’Angiò raggiunge la Basilica di San Nicandro alla vigilia della battaglia di Benevento, prostrandosi al cospetto dell’altare della Cripta allora esistente. Papa Nicola IV nel novembre del 1290 concede indulgenza plenaria a quanti visitano la predetta Basilica, il che testimonia l’importanza di tale luogo di culto nel corso dei secoli. Tra fine ‘800 ed inizio ‘900 si hanno invece interventi sostanziosi nella Basilica, con l’ordine dei Frati Minori Cappuccini che si distingue nella realizzazione del magnifico ed imponente altare ligneo centrale. In effetti tali religiosi nei luoghi di culto loro affidati sono soliti occuparsi degli allestimenti degli altari, cosa avvenuta anche a Venafro, dove i Frati col francese P. Bernardino da Mentone, al secolo Pietro Campana, realizzano l’altare ligneo principale della Basilica, al cui interno è situato l’artistico tabernacolo. Giusto anni addietro lo stesso altare, intaccato dall’inesorabile trascorrere del tempo, è stato oggetto di cure e restauri da parte di apposito studio di professionisti tarantini, costituito da giovani ed assai affidabili restauratori ambosessi che ne hanno rilanciato e fatto emergere tutta la suggestione e la storia cristiana che la pregevole opera racconta. Vediamo in dettaglio tale storia. In alto è raffigurato San Michele, ai lati troviamo statue lignee di monaci, esattamente a sinistra San Fedele da Sigmarinda e a destra San Felice da Cantalice. Quindi affreschi sacri tutt’intorno al tabernacolo e al centro la magnifica pala del pittore olandese Dirk Hendrickz, italianizzato in Teodoro d’Errico, che raffigura in alto la Vergine col Bambino e in basso San Francesco e i Santi Martiri Nicandro e Marciano in atto di adorazione. Manca Santa Daria ! Al riguardo, spiegazioni ufficiali mai nessuno le ha fornite. La supposizione é che, non essendo secoli addietro la figura di tale donna Martire ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa, si ritenne (forse) di ossequiare siffatta ufficialità omettendo di rappresentare nella tela anche Santa Daria. I venafrani comunque sono oggi convinti e determinati a tutt’altro ! Venerano Santa Daria alla pari del suo sposo San Nicandro e del cognato San Marciano, ritenendoli tutti e tre e in ugual misura i Santi Martiri della Città. Il resto poco o nient’affatto interessa!

L’attualità della fede popolare a Venafro, storicamente continuativa nel corso del tempo, si estrinseca in momenti unici e particolari, come il cosiddetto “Mese di San Nicandro” (17 maggio/17 giugno), cioè le trenta mattine all’alba (s’inizia alle h 5,30 col SS. Rosario e si prosegue con la S. Messa) di preghiere e celebrazioni in Basilica quale preparazione spirituale alle ricorrenze patronali di metà giugno. Ed ancora : sino a qualche decennio addietro il popolo di Venafro nella giornata del 17 maggio era solito festeggiare “ Sant’ Ncandriegl’ “, in dialetto “il piccolo San Nicandro”, con serata d’intrattenimento civile al Mercato, il salotto buono della Venafro antica, quale significativa introduzione al mese che portava alle solennità di metà giugno. Un modo tutto paesano, simpaticissimo e di schietto coinvolgimento socio/umanitario per avvicinarsi al successivo trittico festivo ufficiale di fine primavera. Nel contesto della storica fede popolare cittadina da segnalare senz’altro l’Opera di San Nicandro, l’antico dramma sacro su vita, messaggi ed estremo sacrificio dei Santi Martiri attraverso la narrazione scenica della loro esistenza terrena. Trattasi di lavoro teatrale proposto di solito con cadenza triennale nella settimana precedente il trittico festivo di metà giugno ed inteso come avvicinamento ideologico di ciascun credente alle celebrazioni patronali, in maniera da vivere queste ultime con la devozione, la partecipazione e la fede dovute. L’Opera, che nel passato si rappresentava dinanzi alla chiesa di San Simeone al Mercato con scene, attrezzature e costumi forniti dal commerciante Giovanni Atella, devotissimo ai Santi Martiri, oggi viene allestita ed interpretata da persone di diversa età ed estrazione sociale di Venafro e dintorni nel centro storico cittadino, in prevalenza sulla suggestiva piazzetta dell’Annunziata, servendosi come ambientazione degli esterni, della scalinata d’ingresso e del sagrato dello stesso luogo di culto, siti assolutamente propizi per siffatta rappresentazione. Nel passato era tanta la passione popolare per l’Opera che molti, fanciulli in testa, la conoscevano a memoria ed erano soliti ripeterne parole e parti mentre gli “attori” la recitavano, addirittura qualche volta anche anticipandone le battute e le parole. Si viveva cioè per e dell’Opera che era nel dna di ciascun venafrano, tanto minori che adulti. Così come i suoi interpreti acquistavano negli anni notorietà e benemerenze popolari per le loro applauditissime recitazioni, alcune delle quali rimaste pagine indelebili della storia e delle tradizioni popolari venafrane.

Il prosieguo della testimonianza dell’autore venafrano : “Ed eccoci al trittico festivo del 16,17 e 18 giugno. In effetti il culmine di siffatta fede popolare verso i Santi Martiri di Venafro è rappresentato da due momenti particolarissimi. Il primo : il solenne Pontificale del 17 giugno mattina in Basilica con l’offerta da parte del Sindaco di ceri e chiavi della Città nelle mani del Vescovo Diocesano a significare il positivo connubio tra potere civile e religioso, e soprattutto la piena e convinta dedizione dei venafrani ai loro Santi Nicandro, Marciano e Daria, ai quali affidano protezione e futuro della Città e della sua popolazione. Il secondo : la solenne e partecipatissima (migliaia sono puntualmente i fedeli ambosessi e di ogni età al seguito!) processione conclusiva del 18 giugno che intorno alle 20,30, e subito dopo l’effettuazione dell’asta popolare (in dialetto venafrano, l’ “ammessa”) sul piazzale del luogo di culto dedicato al Santo Patrono per aggiudicarsi l’onore e l’onere di mettersi in spalla statue e reliquie dei Santi Martiri, riporta arredi e simulacri sacri alla SS.ma Annunziata nel cuore del centro storico intonando lungo il tragitto, in occasione delle fermate apposite, decine di volte in coro il bellissimo “Sciogliam di lode un cantico o popol venafrano …”. Trattasi dell’Inno popolare in onore dei Santi Martiri, scritto nel 1881 dal poeta Raffaele Atella e musicato dal canonico Domenico Criscuolo, entrambi venafrani. Il testo dell’Inno : “Sciogliam di lode un cantico, o popolo venafrano, aì prodi eroi magnanimi Nicandro, Marciano ! E a lei che di vittoria la palma riportò ; e a lei che forte intrepida lo sposo pareggiò. Ben tra gli astri, o incliti, regnate in sull’Empiro ove drizzaste fervidi i passi ed il desiro. Deh ! Ci reggete impavidi sani di mente e cor, di mente e cor finché di Dio la gloria per Voi godrem, godremo ancor !”. Si è in pieno romanticismo all’atto della stesura dei versi dell’Inno che appunto è forte nei contenuti, coinvolgente e capace di esprimere sentimenti di fede assolutamente belli ! Nella corso di tale processione conclusiva dei festeggiamenti il popolo porta in spalla il simulacro della Testa/Reliquario di San Nicandro, le Reliquie di Santa Daria (più esattamente trattasi di reliquie di martiri cristiani prelevate dalle catacombe dell’antica Urbe, “battezzate” da Santa Romana Chiesa quali reliquie di Santa Daria e da allora riconosciute tali dalla popolazione venafrana) ed il veneratissimo Busto argenteo del Patrono San Nicandro, rifatto ex novo nel 1987 su mandato popolare dallo scultore di origini molisane -esattamente di Vastogirardi nell’isernino- Alessandro Caetani dopo il furto (giugno 1986) rimasto irrisolto dello splendido originale della Scuola Orafa Napoletana del ‘600, sempre nella memoria di tutti per il coinvolgente e schietto sorriso stampato sullo storico simulacro argenteo seicentesco raffigurante il volto del giovane ufficiale dell’esercito romano convertitosi al cristianesimo, “colto” sorridente dall’artista giusto com’erano soliti fare i martiri cristiani nell’andare incontro al patibolo pagano. E il simulacro che ricordi San Marciano ? Non c’è ! Venafro non ha alcunché che raffiguri il fratello maggiore del Patrono! Anni addietro un gruppo di volenterosi cittadini si attivò per avviarne la realizzazione, chiese udienza e s’incontrò con l’allora Vescovo d’Isernia/Venafro, Mons. Visco, il quale elogiò idea ed iniziativa definendole “lodevoli e da portare avanti”. I primi impegni successivi furono positivi e la gente di Venafro sposò d’acchito la causa, condividendone le finalità. Subito dopo però intervennero fatti e personaggi che finirono per bloccare il tutto, affossando ogni cosa. Qualcuno asserì, assai inopportunamente, “meglio lasciar perdere, ci sarebbero troppe statue da portare in processione!”. Altri invece dissero, “piuttosto si realizzi un mezzo busto in pietra, collocandolo in qualche spazio di verde pubblico della città !”. Un gran peccato siffatti atteggiamenti, perché appariva ed appare giusto a molti che il popolo di Venafro disponga anche del simulacro che ricordi San Marciano. Non resta perciò che sperare in un futuro non lontano la ripresa della bellissima iniziativa popolare per la realizzazione della Statua di San Marciano in modo tale che la città possa fregiarsene, completando il novero di Reliquie e Simulacri dei propri Santi”.

In chiusura scrive Atella: “Anche per il 2021 Venafro nella sua totalità sarebbe stata pronta ancora una volta a celebrare e festeggiare i propri Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria, affidandosi a loro per un futuro migliore e positivo. I pericoli pandemici inducono invece ancora una volta unicamente a riti religiosi, oltretutto con le opportune limitazioni, ed alla cancellazione di qualsivoglia appuntamento civile per non alimentare pericoli e contagi. La speranza di tutti è che già dal prossimo anno possa tornare nella sua storica interezza la Festa di San Nicandro e in tale prospettiva i venafrani si affidano ai loro Santi Martiri perché intercedano a che tanto avvenga”.






























