La vittoria di Trump avrà conseguenze sulla politica italiana e in particolare nel PD. La sconfitta della Clinton ha scompigliato i piani del democratici; infatti, nessuno si aspettava una vittoria così netta del miliardario-populista newyorchese. Partiamo dall’Italicum: Renzi aveva detto che questa legge elettorale era la migliore e che non si sarebbe dovuta cambiare. Ricordiamo che proprio sull’Italicum, la Corte Costituzionale ha rinviato la decisione a dopo il referendum.
La Corte avrebbe dovuto decidere il 4 ottobre sulle sei eccezioni di incostituzionalità che erano state sollevate nei confronti della legge. Questa è una legge elettorale molto particolare che prevede un secondo turno tra i due partiti che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Il vincitore del ballottaggio ottiene un grosso premio di maggioranza. Il premier aveva investito molto sulla legge elettorale arrivando a scontrarsi duramente con la minoranza interna del suo partito e con alcuni alleati di governo. Poi, però, è accaduto qualcosa che ha fatto cambiare idea a Renzi e a quel punto del cambiamento della legge si poteva discutere.
La vittoria del Movimento 5 Stelle al secondo turno delle amministrative dello scorso 19 giugno e i sondaggi che davano il ‘Si’ al referendum in bilico, hanno fatto scattare un campanello d’allarme in via del Nazzareno. Per le opposizioni ed in particolare per la minoranza del PD, gli effetti della riforma costituzionale sommati a quelli dell’Italicum con una sola Camera che darà la fiducia all’esecutivo, rischiano di creare un governo troppo forte. Il segretario apre alle modifiche sulla legge elettorale e propone una delegazione formata anche dalla minoranza Dem per trovare un accordo.
Renzi, pero’, precisa che le modifiche avverranno dopo il referendum del 4 dicembre. L’accordo per adesso c’è, la commissione del PD ha definito i punti che saranno sottoposti alla Direzione e alle assemblee dei gruppi parlamentari. Con la vittoria di Trump in America le cose si sono complicate ulteriormente e c’è il rischio che a fare le pulci al segretario-premier non sia più solo Cuperlo o gli altri componenti della minoranza Dem, ma potrebbero venir fuori altri malpancisti. L’occhio di bue del PD inquadra il pericolo Grillo e le conseguenze in caso di vittoria dei 5 Stelle alle politiche del 2018.
Con una Camera unica e con i poteri ampliati del Governo non ci sarebbe modo di contrastare i grillini in caso di vittoria. Non sono da escludere, a questo punto, ulteriori modiche alla legge elettorale ma, in questo caso, il PD dovrà fare i conti anche con i suoi alleati. Anche se sotto silenzio, per ora tutto tace; si sentono i primi scricchiolii tra i sostenitori del ‘Si’ alla riforma costituzionale.
Questo perché, paradossalmente, se restasse il bicameralismo perfetto, sarebbe più facile per il PD mettere i bastoni fra le ruote ad un ipotetico governo a 5 Stelle. Certo si tratta di ipotesi, ma nemmeno tanto campate in aria. La paura che serpeggia nei Palazzi è che chi dice di votare ‘Si’ alla luce del sole, nel segreto dell’urna potrebbe votare ‘No’.
Nibbio






























