di Christian Ciarlante

L’auditorium Unità d’Italia sembra essere affetto da progeria. Per chi non lo sapesse, è una malattia rara che causa l’invecchiamento precoce. Lo sbriciolamento della pavimentazione, è un chiaro segnale che c’è qualcosa che non va. Va detto, a titolo informativo, che l’opera non è stata completata, infatti, ci sono ancora dei lavori da eseguire. Presto o tardi, quando la pecunia tornerà a girare, probabilmente, i denari serviranno per rattoppare quello che oggi sta lentamente andando in frantumi.

Anche se il Comune è intenzionato a chiedere i danni per i lavori eseguiti alla ‘carlona’, prima che la giustizia faccia il suo corso, spetterà all’amministrazione comunale mettere i cerotti sulle ferite. Sempre che non si decida di lasciare tutto così com’è. Al momento, la struttura, in alcuni punti, ricorda l’espressione avvilita di Orfini la sera del 4 di marzo. Il parcheggio sarebbe una della prime cose da completare, per evitare scene di ordinaria follia, quando sono in programma eventi di una certa importanza. Stiamo diventando sempre più simili ai messicani, l’unica differenza, è data dal fatto che da noi l’ora della ‘siesta’ dura anni.

I lavori, dunque, si fanno con calma, e i fondi, arriveranno il giorno in cui serviranno per abbattere e ricostruire cio’ che si è creato. Tra qualche decennio, se non cambia la musica, c’è il rischio che finisca come il Roxy di Campobasso. Ovviamente, è auspicabile che cio’ non accada mai. E’ sempre un piacere ricordare, a chi ha la memoria corta, un piccolo dettaglio: l’auditorium Unità d’Italia, sarebbe dovuto costare 5 milioni di euro, invece, i costi sono lievitati incredibilmente fino ad arrivare a 55 milioni. Una montagna di soldi per realizzare un complesso faraonico: 35 mila metri quadrati coperti con quasi tremila posti a sedere tra cinema, anfiteatro e sala principale.

Il nostro caro auditorium, nel 2007, è stato inserito nell’elenco dei lavori “urgenti” per le celebrazioni dell’Unità d’Italia, ovvero nei cantieri dei “grandi eventi”, curati direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso ordinanze di Protezione Civile. L’opera è stata gestita, quindi, senza rispettare il codice degli appalti pubblici, seguendo invece la regola della “emergenza”. Su chi ha eseguito i lavori, è meglio stendere un velo pietoso. Va detto anche, con un po’ di amarezza, che l’auditorium è l’unica opera collegata alle celebrazioni dell’unità d’Italia a non essere stata completata. Bel primato!

Siamo nel 2018, e solo una parte della struttura è fruibile, per il secondo blocco, i negozi, il cinema, l’anfiteatro, la galleria, si dovranno aspettare tempi migliori. Chissà, forse i nostri nipoti avranno maggiore fortuna. Nessuno qui vuole demonizzare questo ‘gioiellino’ della città, che nel bene o nel male, sta dando anche delle soddisfazioni. Il successo di pubblico, nel corso degli aventi programmati in questi anni, è la risposta migliore che potesse arrivare.

Però, bisogna anche dire, che in attesa dei famosi tempi migliori, qui rischia di veder morire Sansone con tutti i filistei. L’auspicio, è che l’auditorium Unità d’Italia, in futuro, possa vivere tempi migliori e dare soddisfazioni al popolo pentro. Prendiamoci cura del malato prima che sia troppo tardi!

Articolo precedentePolizia a Venafro con il camper istituzionale: Raccolte le istanze dei cittadini e le loro segnalazioni
Articolo successivoVenafro – “I Cafoni”, presentato il libro di Antonio Tufano