Le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione stanno ridisegnando il volto delle città italiane. Ma quale è stata, dal 2008 ad oggi, l’evoluzione di queste attività nei centri storici e nelle periferie, qual è il ruolo del commercio ambulante e quello delle imprese gestite da stranieri, quali le proposte per riqualificare le città e fermare il processo di desertificazione commerciale?
Questi, i principali temi al centro dell’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio “Demografia d’impresa nelle città italiane” che è stata illustrata oggi nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma presso la sede nazionale della Confederazione. All’incontro è intervenuto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.
In Italia ci sono poche grandi città e molte città medie e piccole, con centri storici dal patrimonio storico-artistico ineguagliabile. E’ un unicum da cui partire per disegnare un futuro di trasformazione per il nostro Paese, rafforzare le economie urbane e contrastare la desertificazione commerciale. In questo quadro diventa strategico il ruolo economico e soprattutto sociale di negozi di vicinato, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi che, soprattutto nelle periferie, rappresentano anche un presidio fondamentale per alleviare la tensione sociale e il diffuso senso di insicurezza e per ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese, favorendo percorsi di legalità.
Per contrastare il crescente fenomeno dei negozi sfitti, ancor più evidente nei centri storici, è necessario attuare politiche di rigenerazione urbana innovative e favorire l’integrazione tra i vari livelli di governo e tra imprese, società, associazioni e anche singoli individui.
Un terziario innovativo in grado di rafforzare i settori del commercio e del turismo, in un contesto urbano sempre più caratterizzato dall’economia dei servizi, consente di trasformare le città in luoghi di ideazione di nuovi prodotti e servizi e non solo di consumo.
Negli ultimi cinque anni l’attività di Confcommercio in questo ambito si è concentrata soprattutto sul tema della rigenerazione urbana, con l’obiettivo di riaffermare il ruolo centrale del terziario di mercato nello sviluppo delle città.
Nel quadro del Protocollo, sottoscritto nel 2015 e rinnovato nel 2019, con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) sono stati organizzati numerosi incontri nel corso dei quali sono state confrontate le buone pratiche, sviluppate dalle Associazioni territoriali con le rispettive Amministrazioni locali, in materia di marketing urbano, distretti urbani del commercio, urbanistica commerciale, recupero di spazi e aree dismesse, coesione sociale, innovazione, reti territoriali, valorizzazione turistica e del commercio tradizionale.
Sempre nell’ambito dell’accordo con Anci, nel 2019, si è dato avvio ad un corso di formazione sui temi dell’urbanistica commerciale, rivolto ai rappresentanti del Sistema confederale e aperto agli amministratori locali.
Le nostre proposte
A partire dalla rinnovata intesa con ANCI per la rigenerazione urbana, Confcommercio vuole favorire:
• a livello locale, la promozione di accordi tra la rete del Sistema Confcommercio e le Amministrazioni comunali, anche con il coinvolgimento di ampi partenariati locali, per realizzare progetti che valorizzino il commercio come parte integrante dello sviluppo e dell’identità urbana, secondo logiche di co-progettazione della città;
• a livello nazionale, la definizione di un Piano pluriennale per la rigenerazione urbana, dotato di un Fondo ordinario statale, per garantire la qualità fisica e infrastrutturale delle città e dare certezze a chi decide di investire in ambito urbano;
• a livello europeo, l’attuazione dell’Agenda urbana dando continuità al Programma nazionale per le città metropolitane, individuando misure di sostegno a favore delle piccole e medie imprese che operano nelle città e rilanciando la Strategia Nazionale per le Aree Interne.
In allegato i dati relativi ai due capoluoghi di provincia del Molise, nonché le slide che saranno illustrate nel corso della conferenza stampa odierna da parte di Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio.
Sono i centri storici a soffrire di più (-14,3% contro l’11,3%), in particolare al centro-sud (-15,3%), con però alcune eccezioni (Siracusa, Pisa). Dal 2015, comunque, con il leggero miglioramento dell’economia dopo la lunga crisi c’è una piccola ripresa, che rispecchia d’altra parte il cambiamento delle scelte di consumo: aumentano infatti farmacie e negozi di pc e telefonia, e diminuiscono i negozi tradizionali.
Da notare, infine, come la desertificazione commerciale generi disagio sociale: la riduzione della partecipazione al voto tra il 2014 e il 2019 che deriva dalla riduzione dei livelli di servizio commerciale è pari al 4%, ovvero due milioni di aventi diritto nel 2019.






























