L’unico valore intrinseco a tutta la filiera avicola devastata dai debiti e da stabilimenti vecchi e fuori norma era il marchio Arena, ed è stato già svenduto, quale lasciapassare ad un ipotetico rilancio aziendale. Ma senza investimenti regionali – almeno 16 milioni di euro a fondo perduto – non se ne fa nulla: intanto il brand è andato!

Arena e gallina big

Ed ecco all’avvio la quadra del cerchio del piano industriale per la Gam di Boiano, dove chi proviene dall’esterno ha porte aperte e grandi mani per attendere, prendere e  fare business nelle promesse di grandi assunzioni, di benessere e di superproduzioni.

Abbiamo assistito nel corso degli anni, e consentiteci le disillusioni che possono pervadere chi ha visto fallire ciclopi del calibro di Ittierre e Dr e il blasonato marchio Arena, finito in mano al giudice per la sua liquidazione.  Ed è proprio per quest’ultimo brand che era in attesa di confluire nelle mani di chi poteva avere la forza di sostenere un investimento congruo e riavviare la filiera del pollo,  appuriamo che con poco meno del costo di un appartamento di 90 metri quadri –  nella media molisana delle vendite immobiliari – si è ceduto alla Aria Food Spa il noto marchio alla modica cifra di soli 170mila euro.

L’estrema ratio dettata da un “future” brillante per l’ex Gam ha spronato a svendere uno dei pochi pezzi di Molise buono, tra le tonnellate di fango che quotidianamente i mass media nazionali ci riversano addosso per inciuci e commistioni tra politica, affari e istituzioni.

La ricerca spasmodica di chi doveva subentrare e rilanciare la filiera del pollo è ricaduta quindi su Diego Volpe Pasini (Arena Food). Ad inizio dicembre l’Ad di Gam Nicola Baranello aveva dato il suo parere favorevole, consegnando in regione il piano di fattibilità proposto dal gruppo imprenditoriale romano per l’acquisto dell’azienda avicola boianese.

Dalle carte e dagli intenti, appare manna caduta dal cielo, ogni singolo intendo che sposa perfettamente quello che maestranze e amministrazione regionale volevano leggere e sentire: nei dettagli.

“Ripristino dell’intera filiera avicola molisana entro 3 anni, produzione a regime di 550mila polli a settimana con un fatturato annuo di 108 milioni di euro, impegno all’assunzione di un numero di dipendenti all’incirca pari agli attuali.  Una prima fase di avviamento ed una fase di regime. “La fase intermedia – nella relazione presentata in giunta regionale – sarà impegnata da Aria Food nell’avvio della cosiddetta filiera ridotta, per mettere a frutto i 24/36 mesi che separano dalla messa in funzione dei nuovi siti produttivi”. In questa prima fase la società subentrante prevede di fare investimenti per quasi due milioni di euro: gestirà per tre anni lo stabilimento incubatoio e si impegna ad effettuare gli interventi di manutenzione straordinaria “indifferibili ed estremamente urgenti”; previsti anche i riavvii dell’allevamento di pollastre ed ovaiole e dell’ attività di macellazione con la messa in funzione di un macello provvisorio a circa 80 chilometri da Bojano (qui per 24 mesi saranno impiegate fino a 35 persone che sono attualmente in cassa integrazione). Dopo la prima fase Aria Food passerà a realizzare il nuovo assetto. Le vecchie strutture dell’azienda saranno abbandonate e sarà realizzato un nuovo sito produttivo: il Comune di Bojano ha offerto la possibilità di un insediamento in una nuova area industriale attrezzata adiacente alla attuale struttura del macello. I tempi previsti per la messa in funzione sono fissati entro la fine del 2017 per un costo complessivo superiore ai 31 milioni di euro. I lavoratori assunti a regime saranno 289 a tempo indeterminato e 64 avventizi.”

E fin qua tutto Ok. Chi avrà avuto il tempo di leggere, avrà capito che non si poteva dire no, ad un piano simile, anzi. Nella ragione, si rimane sorpresi che in un momento storico così devastante per l’economia italiana, ci sia ancora qualcuno ad approdare nel Molise e far risorgere dalle ceneri un’azienda devastata dai debiti, dagli stabilimenti vetusti e con attrezzature non a norma: praticamente un relitto affondato e antropizzato dalle conchiglie. L’unico valore intrinseco a tutta la filiera avicola era il marchio Arena ed è stato già svenduto, quale lasciapassare ad un ipotetico rilancio aziendale.

Ci chiediamo dove sia il trucco.

Ed ecco. Nella sua proposta Aria Food chiede alla Regione Molise “di programmare l’allocazione di risorse, all’interno nel Psr per il periodo 2015-2017, che prevedano contributi a fondo perduto pari ad almeno il 50% della somma degli investimenti, per un importo almeno pari a 16 milioni di euro; di agevolare il raggiungimento attraverso accordi sindacali, dell’obiettivo condizionante di riduzione dei costi del lavoro del 20% nonché dei benefici per sgravi contributivi derivati da assunzione da liste di mobilità o strumenti equivalenti”.  A conti fatti, è ragionevole o no, parlare ancora di “prenditoria”?

Pietro Tonti

Articolo precedenteMacchia D’Isernia – Presenta: Presepe Vivente di Santo Stefano
Articolo successivoMolise – Scossa tellurica nella zona del disastroso sisma del 2002: magnitudo 4.1