Secondo l’Ocse l’1% più ricco della popolazione detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9%.
Il divario tra ricchi e poveri nei 34 paesi dell’area Ocse non è mai stato così alto, denuncia il segretario generale dell’Organizzazione, lo spagnolo Angel Gurria, nel corso della presentazione del rapporto a Parigi. Il 10% più ricco della popolazione dell’area Ocse ha un reddito di 9,6 volte superiore al 10% piu’ povero. Tale «forbice» era di 7,1 volte negli anni Ottanta e di 9,1 volte negli anni Duemila. Le ineguaglianze sono ancora più evidenti in termini di patrimonio afferma il rapporto dell’organizzazione internazionale. Dal 1990, la crescita occupazionale è stata generata per lo più dai lavori atipici: l’aumento del 26,4% del tasso di occupazione tra il 1995 e il 2007 è costituito da lavoro autonomo, contratti a termine e part time. Il tasso di povertà delle famiglie di lavoratori atipici è al 26,6%, quello delle famiglie di lavoratori stabili al 5,4%. Dall’Ocse arriva l’invito ai governi dell’area ad affrontare il problema che può compromettere la crescita economica a lungo termine.































