di Tonino Atella

Intanto la questione fa venire alla mente l’altra dei tributi consortili imposti a Venafro da regio decreto del primo ’900 anche a chi ricade in aree urbanizzate da decenni.

Tante le opinioni emerse all’indomani della proposta di esentare giornalisti e pubblicisti molisani disoccupati, o parzialmente pagati, dalla quota annuale per l’iscrizione all’ordine giornalisti. Quota che, giusto per informare i non addetti ai lavori, è di soli cento euro l’anno, che scende addirittura a cinquanta per i pensionati. Non si parla cioè di cifre impossibili, ciononostante non condivise da molti per motivi diversi. Detto comunque che diversi interpellati hanno preferito “non mettere lingua” tacendo del tutto, mentre altri hanno subito ribadito che “La legge prevede il pagamento della quota !” (cosa del resto risaputissima …) chiudendo di fatto qualsivoglia discorso, va precisato che non sono mancate motivate prese di posizione pro esenzione, entrando nel merito della questione. Ne riferiamo qualcuna: “Concordo in toto sull’esenzione -scrive un pubblicista molisano disoccupato- stante disoccupazione ed altro.

Chiedo perciò che l’iniziativa venga sostenuta da chi di dovere”. Un altro : “L’idea dell’esenzione mi piace assai -lo scrive un pubblicista che lavora- magari potrebbe essere modulata prevedendo, oltre all’esenzione nelle situazioni più critiche, un pagamento parziale della quota per quanti hanno degli introiti, seppure modesti. Comunque convengo sull’iniziativa dal chiaro sapore sociale”. Dibattito avviato quindi e tutto da verificare negli sviluppi, sempre che prenda consistenza. Intanto il tema di esenzione/si, esenzione/no quota iscrizione giornalisti ha fatto venire in mente a più di uno a Venafro una questione locale più o meno analoga relativamente all’esborso “ope legis” di denaro da parte di privati cittadini, anche se trattasi di ambito del tutto diverso e nient’affatto collegato a quello dell’informazione. Lo si riferisce per significare in taluni casi certe forzature della norma in genere che andrebbe perciò periodicamente rivista, sentite le osservazioni correnti. Il riferimento è per i tributi consortili che venafrani e cittadini dei Comuni limitrofi sono tenuti a versare al Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro in quanto iscritti negli elenchi consortili a seguito di decreto regio del primo ’900 ! Ossia imperavano Re e Monarchia, e venne fuori che tutti coloro i quali a Venafro e dintorni possedevano beni terrieri ed immobiliari a sud di determinati canali naturali di scarico delle acque piovane dovevano tributi per i servizi espletati dall’ente per pulizia e tenuta di detti canali ! Benissimo ! Servizi utili ed essenziali alla massa dell’epoca quali proprietari terrieri ed agricoltori, dal che i giusti tributi consortili. Passano però i decenni, il perimetro urbano di Venafro si amplia all’unisono con la crescita topografica, demografica e socio/economica della città, e tante aree un tempo agricole -ed in quanto tali soggette a servizi e prestazioni dell’ente di bonifica dal che il tributo d’epoca monarchica- ricadono progressivamente in zone del tutto urbanizzate ed in quanto tali non più nelle condizioni di fruire di alcunché delle precedenti opere consortili. Non hanno cioè alcun legame di sorta con le attività agricole e quindi con quanto attua l’istituto cittadino di bonifica. Ciononostante il citato decreto regio continua ad imperare e ad essere applicato ! Ne consegue che ancora oggi a Venafro si chiedono a cittadini abitanti in immobili condominiali, case singole o comunque proprietari di terreni ed immobili in zone del tutto urbanizzate da decenni e che come tali non hanno più nulla a che fare e a che vedere con l’attività agricola, anche a tutti costoro si chiedono tributi consortili per … migliorie fondiarie, manutenzione di ponti in pianura e di strade consortili, servizi di irrigazione ect. ! Da una parte cioè tributi consortili imposti ope legis ma che non dovrebbero essere più dovuti, tanto che molti a ragione hanno smesso di versare, dall’altra quote di iscrizione ad ordini professionali -il caso dell’Odg- da ripensare, aggiornando le singole situazioni in atto. Casuali analogie e fortuiti collegamenti di situazioni del tutto diverse, ma che confermano l’opportunità di rivedere disposizioni non più al passo coi tempi.

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