Come gestire una fondazione ente pubblico di utilità sociale in forma assolutamente privatistica. L’esempio è dettato dalla Pia Unione di Venafro e dagli eventi che abbiamo riportato negli ultimi giorni sul nostro giornale, che hanno fatto scalpore e stimolato interventi decisi e dovuti da parte delle istituzioni competenti in materia.

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Riassumendo si tratta di un vero e proprio scandalo che interessa la città di Venafro e dato dalla variazione statutaria della Fondazione Pia Unione SS. Annunziata.

 

Il Consiglio di Amministrazione della Pia Unione di Venafro con 4 componenti, incluso il Presidente nelle persone di:

Presidente Avv. Maria di Lauro: Membri del Consiglio di amministrazione: Renella Giuseppe, Mancini Angela Nanella e Buono Antonio, hanno sottoscritto il documento di variazione statutaria davanti al notaio.

Il CdA é stato modificato nella designazione dei 5 membri. Nello specifico: un membro del Consiglio deve essere eletto dal presidente della Regione Molise; uno dal comune di Venafro e uno dal Vescovo della diocesi di Isernia Venafro, mentre ulteriori due membri saranno nominati dal Cda uscenti al suo interno.

Lo scandalo risiede proprio in questa variazione.

In base alla precedente previsione statutaria cosa è cambiato?

Lo Statuto della Pia Unione prevedeva che oltre ai componenti designati dal presidente della Regione Molise, dal comune di Venafro e dal Vescovo della Diocesi di Isernia Venafro, uno fosse designato dal direttore della Caritas Diocesana di Isernia / Venafro e una dalle Associazioni di Volontariato. Per effetto di tali modifiche statutarie si andrebbero ad eliminare proprio i componenti designati in rappresentanza delle realtà più vicine alle situazioni di disagio e bisogno sociale (Caritas Diocesana e Associazioni di Volontariato).

Il risultato è che i due membri verrebbero sostituiti ed eletti dai componenti del CdA uscente che nominando propri delfini, potrebbero continuare ad avere il loro controllo sulla fondazione.

Ieri abbiamo appurato che il Sindaco di Venafro Antonio Sorbo ha preso le distanze da questa scellerata scelta personalistica, presentando istanza di autotutela e stigmatizzando la variazione statutaria. Oggi appuriamo che l’amministrazione comunale darà seguito – come è giusto che sia – al dovuto ricorso al Tar Molise per l’annullamento della variazione statutaria.

Intanto, si è avviato un lavoro intenso da parte di rappresentanti locali eletti nell’istituzione regionale per far emergere il problema con la dovuta chiarezza e permettere al presidente della Giunta Regionale Paolo Di Laura Frattura, di avere un quadro più completo possibile, affinchè possa intervenire anch’egli con una prima istanza e bloccare l’efficacia della variazione statutaria della Pia Unione. Per legge spetta al Presidente della Regione, il compito di sovrintendere e vigilare sulle Associazioni e Fondazioni del Molise.

Facevamo notare nell’articolo di ieri, che nessun membro della minoranza consiliare al comune di Venafro si era pronunciato sulla questione, cosa che è apparsa strana e discutibile, per chi è chiamato dal popolo a prendere posizioni concrete nel caso si commettano – in senso  eufemistico –  irregolarità: come in questo caso.

Avevamo lasciato in sospeso le motivazioni e gli interessi celati nella volontà espressa dai 4 firmatari della variazione statutaria. Ebbene, dietro tale rogito notarile si celerebbero solo interessi privati e potere. La Pia Unione, infatti, dispone di un patrimonio liquido di oltre tre milioni di euro e immobili per decine di milioni di euro, oltre alle proprietà e alla gestione di diversi luoghi di culto quali la chiesa di San Sebastiano e dell’Annunziata, di immenso valore.

Gestire direttamente, potendo eleggere a fine mandato i propri personaggi di gradimento – possiamo immaginare – i membri del Cda, avrebbero ottenuto il controllo su un ricco patrimonio ed eventualmente indirizzarlo nelle specifiche esigenze privatistiche se non politiche all’occorrenza.

Su questa vicenda che tra le associazioni di volontariato e la Caritas Diocesana, sta venendo fuori con tutti i suoi nefasti aspetti di viva protesta e di biasimo per l’esclusione dal CdA, si associa la cittadinanza di Venafro. Dalle numerose visitazioni ed esternazioni sul nostro giornale on-line, i venafrani pretendono dalle istituzioni che siano ripristinati i canoni primordiali, quindi, le finalità di solidarietà sociale, per la Pia Unione di Fondazione al servizio dei bisognosi.

In un momento in cui la povertà, dovuta alla crisi è evidente anche a Venafro, in più occasioni il direttore della Caritas Diocesana Don Salvatore Rinaldi, ha portato all’attenzione le gravi difficoltà che affronta nel dover cercare di intervenire a favore delle famiglie in difficoltà e l’assoluto silenzio e scollamento proprio con la Pia Unione che potrebbe far tanto per le persone indigenti, data la ricchezza e i lasciti, ed invece è lontana dalla realtà e dalla gente, assente anche in situazioni al limite come quella che riguarda due cittadini di Venafro, costretti a vivere in una baracca di zinco e lasciati a se stessi: i cosiddetti  “baraccati” Paola e Pasquale, a cui solo l’intervento del camper club ha offerto un minimo di sollievo alla loro situazione disperata, regalandogli una roulotte: con tutte le proprietà e gli immobili di proprietà La Pia Unione, non ha fatto registrare nessun intervento, anche in questo caso deplorevole il far finta che il problema non esiste.

Reporter One

 

 

 

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