Sull’ennesima bocciatura del tavolo tecnico romano sulla Sanità Molisana, stilata nelle 42 pagine di verbale che affossa l’attuale gestione commissariale, con un debito che sale a 428 milioni di euro e nonostante i tagli e le tasse onerose a carico dei molisani la situazione pare irreversibile, precipitata in un baratro.
Dai tagli lineari e dalle riduzioni, si sono innescati dei meccanismi di viva protesta, con ricorsi al Tar che hanno portato la gestione commissariale ad uno stallo in attesa che la giustizia faccia il suo corso. In sintesi i costi sono rimasti gli stessi e i servizi hanno subito delle riduzioni da paese africano.
Abbiamo chiesto al Prof. Giovanni Cefalogli docente in Management Sanitario presso la facoltà La Sapienza di Roma distaccamento di Isernia, la sua opinione e come uscire da questa situazione.”

Il suo pensiero retroattivo con la visualizzazione del problema sanità nel Molise alla luce di quello che sta accadendo.
“ Scaricare le colpe della sanità molisana sulla politica del passato o attuale è semplice, ma non opportuna. Con il governo precedente nel Molise, e negli ultimi anni nella sanità commissariata, abbiamo avuto sub commissari che hanno affiancato Iorio: con Quali risultati? Come nel caso attuale di Frattura, commissari mandati dal Ministero esclusivamente per tagliare, danneggiando i cittadini, in assenza di vantaggi economici e senza un minimo di programmazione. Credo che delle grosse responsabilità in tal senso sono da imputare proprio ai sub commissari pagati inutilmente con le nostre tasse, che hanno sbagliato su tutti i fronti destabilizzando la sanità pubblica e privata e facendoci sprofondare nell’impossibilità gestionale, senza preoccuparsi del futuro.
Da Roma vogliono commissariare il commissario Frattura, quale può essere l’alternativa?
“Certamente un altro commissario con la logica di sempre non risolve il problema. Siamo ultimi in Italia per la riduzione del debito in sanità, ma a questo punto più che commissari ci facciano affiancare da strutture tecniche quali l’AGENAS (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che svolge funzioni di supporto al Ministero della Salute e alle Regioni per le strategie di sviluppo e innovazione del Servizio sanitario nazionale. Un pool di tecnici che in base alle esperienze delle altre regioni può intervenire per risolvere le nostre criticità guardando non solo ai tagli, ma alla vera riorganizzazione del sistema sanitario molisano.”
In base alla sua profonda esperienza nella gestione manageriale della sanità soprattutto fuori regione, come andrebbe pianificata la riorganizzazione della Asrem molisana?
“Pongo innanzitutto il ruolo fondamentale, rappresentato dalle professioni sanitarie moderne e la loro valorizzazione. La Regione Molise è l’unica regione che non ha prodotto nessuna norma per la valorizzazione di tali professioni. L’esperienza Toscana presso l’ospedale San Jacopo di Pistoia per alleggerire il Pronto Soccorso è una testimonianza determinante. Già 5-6 anni fa avevo studiato e proposto la sperimentazione di un protocollo molto simile a quello proposto in Toscana che, anche nella nostra realtà meno strutturata nei servizi sul territorio, avrebbe permesso di alleggerire la pressione sui pronto soccorso e ridotto le ospedalizzazioni. Vediamo cosa sta accadendo in questo periodo con assurde criticità riversate sui pronto soccorso dei nostri nosocomi. Ovviamente inascoltato! Quindi non si possono solo apportare tagli, ma è necessario mutuare dall’esterno esperienze positive e risolutive, al fine di uscire finalmente da questo insalubre pantano.”
Di seguito pubblichiamo il resoconto della sperimentazione del progetto “Infermiere del Territorio all’interno dei Pronto Soccorso” realizzato a Pistoia presso l’ospedale San Jacopo, ed applicabile anche per i pronto Soccorso degli ospedali del Molise.
“La sperimentazione, condotta nel presidio ospedaliero San Jacopo di Pistoia, è durata 75 giorni. Le alternative sono andate dall’assistenza domiciliare fino a dei progetti assistenziali che prevedevano il coinvolgimento dei servizi sociali. Per i pazienti più complessi sono anche stati svolti dei monitoraggi specifici.
Snellire il numero degli accessi in Pronto soccorso e abbassare la quantità di ricoveri. Sono gli obiettivi alla base del progetto dell’Asl 3 di Pistoia che prevede l’attivazione dell’infermiere del territorio all’interno del presidio ospedaliero San Jacopo.
La fase sperimentale, che si è svolta tra il 15 luglio e il 30 settembre dello scorso anno, ha raccolto risultati importanti. In 45 giorni sono arrivati 348 pazienti, con un’età superiore a 65 anni, e per 141 di loro è stato attivato un percorso assistenziale diverso rispetto al ricovero ospedaliero. Le alternative sono andate dall’assistenza domiciliare fino a dei progetti assistenziali che prevedevano il coinvolgimento dei servizi sociali.
Per i pazienti più complessi sono anche stati svolti dei monitoraggi domiciliari e per coloro che presentavano patologie croniche (scompenso, diabete, ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva) sono stati realizzati i percorsi assistenziali di Chronic Care Model (CCM).
Le persone “anziane fragili” hanno invece usufruito della “sorveglianza attiva” , sia attraverso visite domiciliari che folloup telefonici.
L’infermiere esperto in pronto soccorso è stato anche abilitato ad utilizzare una serie di data base (il portale Dedalus, il programma CARIBEL e il programma AS-400), per consultare ed attivare la rete dei servizi territoriali ed i percorsi (dalla fornitura degli ausili all’invio agli ambulatori per le ferite difficili fino all’attivazione dei centri residenziali).
Il direttore sanitario della Asl, Lucia Turco, ha sottolineato come il progetto abbia confermato che numerosi ricoveri sono evitabili se viene offerto un appropriato piano assistenziale extra-ospedaliero. “Fino a questo momento la continuità assistenziale si realizzava all’uscita dell’ospedale: il nostro progetto ha dimostrato che, trovandosi l’infermiere territoriale già all’ingresso del pronto soccorso, è possibile ridurre non solo le probabilità di nuove e ripetute visite e prestazioni in pronto soccorso, ma, soprattutto diminuisce l’ospedalizzazione. Un intervento sicuramente efficace, un progetto certamente innovativo, che una volta sviluppato potrà rendere più appropriate cure e assistenza”.
Reporter One






























