La chiusura dello stabilimento della Gam di Bojano – aggiungono – avvenuta nel mese di ottobre del 2013, sta determinando la disgregazione progressiva della filiera avicola molisana; ricordiamo che nel ciclo produttivo del pollame sono coinvolti più di 700 lavoratori, dai 272 con contratto determinato posti in cassa integrazione in deroga fino ai 400 avventizi che si ritrovano a non avere nessuna forma di sostegno al reddito, passando infine per i 30 lavoratori della ex Solagrital già posti in mobilità, senza poi dimenticare l’indotto determinato dagli allevatori e dai trasportatori.
Il perdurare dell’inattività dello stabilimento – continua la nota – rende più problematica una ripartenza produttiva dello stesso, situazione che altresì non facilita anche la ricerca di un partner privato; dallo scorso marzo è stato avviato il confronto al Ministero dello Sviluppo Economico per la procedura di riconoscimento dell’area di crisi Bojano – Isernia – Venafro, propedeutico alla stipula del Contratto di Sviluppo, ma al momento ancora non ci sono risposte concrete in grado di garantire il futuro dei lavoratori e della filiera avicola; non dobbiamo dimenticare – recita ancora il comunicato stampa – che con Delibera di Giunta Regionale n. 255 del 17 giugno 2014 il presidente della Regione è stato autorizzato a proporre l’avvio della procedura concorsuale in occasione dell’assemblea ordinaria dei soci della GAM srl.
Pochi giorni prima, e per la precisione nella seduta consiliare del 10 giugno 2014 è stato respinto un ordine del giorno a firma dei consiglieri di minoranza con il quale si richiedeva di riaprire con urgenza lo stabilimento della Gam e di ricercare un advisor qualificato allo scopo di trovare un soluzione adeguata per salvare la filiera avicola e i lavoratori in essa impiegati (ricordiamo inoltre che il piano industriale presentato si basa sull’idea di socializzazione d’impresa, allo scopo di favorire un percorso di industrializzazione e il totale della copertura finanziaria è stato stimato in 36 milioni, di cui 32 milioni di investimento e i restanti 4 milioni come flusso di cassa; a carico finanziario della Regione il 50% dell’investimento previsto, ossia 16 milioni di euro).































