di Redazione
Nuovo aggiornamento sul caso di Pietracatella. Gli esami effettuati a Berlino sul sangue di Gianni e Alice Di Vita non hanno trovato gli anticorpi cercati per verificare una possibile esposizione alla ricina. La Procura, però, invita alla prudenza. Arriva un nuovo elemento nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte dopo essere state avvelenate con la ricina. Gli esami effettuati in Germania sui campioni di sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice hanno dato esito negativo. Gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino dovevano verificare se anche i due familiari fossero stati esposti alla ricina. Nei campioni analizzati non sono stati trovati gli anticorpi ricercati. Il risultato conferma quanto era già emerso nei mesi scorsi dagli esami effettuati a Pavia. La Procura di Larino, però, invita a non trarre conclusioni affrettate. La procuratrice Elvira Antonelli ha precisato che non è ancora arrivata una comunicazione scritta definitiva sui risultati degli esami. Intanto l’inchiesta continua. Nei giorni scorsi sono stati sequestrati a Gianni Di Vita un computer e dieci pen drive. La Procura sta analizzando diversi elementi per cercare di capire cosa sia successo e come Antonella e Sara siano entrate in contatto con la sostanza. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara, 15 anni, sono morte dopo Natale a Pietracatella. La ricina è stata indicata dagli accertamenti come la sostanza che ha provocato il loro avvelenamento. Il caso resta quindi aperto. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione la dinamica della tragedia e di capire da dove sia arrivata la ricina.





























