A distanza di alcuni mesi dalle dichiarazioni sulla restituzione dei fondi CIPE si legge una certa preoccupazione a Vasto per la situazione dell’invaso di Chiauci. Mentre a valle della diga cresce il timore per un’estate arida, a monte dell’invaso il livello del bacino non cresce di sicuro.
Nell’articolo l’invaso viene giornalisticamente trasferito, forse un po’ provocatoriamente, in una non ben definita zona nei pressi di Pescolanciano. Chi scrive si indigna inoltre per “lo sperpero di milioni di metri cubi d’acqua” senza menzionare minimamente lo sperpero altrettanto consistente di capitali che lo stesso consorzio di bonifica vastese non sarebbe riuscito ad arginare nemmeno con la costruzione di una diga grande il doppio di quella esistente.

diga chiauci

Un manufatto capace di cementificare una delle cascate più suggestive ed incontaminate dell’Alto Molise, area che tra l’altro oggi vive ancora la sua condizione di desolazione a pochi mesi dal riconoscimento di Area patrimonio Unesco della biodiversità attribuito ai sette Comuni altomolisani di cui Chiauci e Pescolanciano fanno parte. Si cita, oltre alle paratie ancora aperte a causa di pendenze economiche con i professionisti abruzzesi, la situazione di degrado del fondale ma si ignora che tale fenomeno si proporrebbe in egual maniera nella vallata anche durante l’esercizio ordinario.  A causa della richiesta idrica estiva l’invaso si ridurrebbe ad una triste bacinella vuota dalle sponde scavate, problema che a quanto pare non tocca minimamente chi si trova a Vasto ma che infastidisce gli abitanti altomolisani ormai consumati da periodici rinvii e promesse da marinai, anche questi orma senz’acqua.

Un progetto anacronistico a causa dei suoi tempi infiniti di gestazione che ha bisogno di trasformarsi e rendersi utile a tutti, i fondi previsti per l’ultimazione non possono e non devono essere destinati solamente alla costruzione di ulteriori strade dalla dubbia utilità ma devono servire alla seconda traversa di sbarramento già chiesta ed accettata tra le possibili opere di compensazione previste. Questa, insieme alla sistemazione delle sponde e dell’area di cava, è la vera priorità per un ambito che fa dell’ambiente la sua risorsa principale. L’impatto causato da un’opera come questa è impressionante ed il funzionamento previsto sarebbe un’ulteriore beffa per il territorio già deturpato.

Non è accettabile che tale intervento non tenga conto delle criticità stagionali arrecando danni ad una fetta di cittadinanza per favorirne un’altra. Avrebbe potuto essere comprensibile non tenerne conto negli anni settanta ma non oggi, dopo un’attesa di trent’anni e sprechi incontrollati di capitali pubblici da parte del Consorzio abruzzese. E’ il caso che questo silenzio istituzionale venga rotto ed è inoltre necessario che l’intero ambito dell’Area MaB venga chiamato a prendere parte alla fase decisionale per l’utilizzo dei fondi CIPE sulla base di un progetto coerente con le nuove politiche di gestione del territorio.

Un riconoscimento come quello ottenuto nel 2014 non può essere ignorato, così come non si può continuare ad agire tutelando esclusivamente una parte di territorio. E’ evidente come la situazione allo stato attuale sia semplicemente alla deriva, nel frattempo però continuiamo a sentire proclami sulle tipicità ambientali e le potenzialità turistiche dell’Alto Molise sottovalutando i rischi che una situazione come questa nasconde.
L’invaso di Chiauci è ovviamente solo uno dei molteplici casi in cui si palesa la necessità di un confronto serio e costruttivo, guidato da una visione diversa in un quadro più ampio come quello di un territorio composto da sette realtà in grado di fare gruppo. Non possiamo continuare a ragionare in termini localistici, sappiamo bene che i decreti riguardanti l’accorpamento dei Comuni obbligheranno a fare comunque lavoro di squadra, è il caso di cominciare a farlo da subito anche in situazioni spinose e controverse come queste.

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