Così il Presidente di Confartigianato Costruzioni, Arnaldo Redaelli, giudica il Durt, il Documento unico di regolarità tributaria, introdotto con un emendamento nel Decreto del fare. In pratica le imprese appaltatrici e subappaltatrici, per poter essere pagate dai committenti, dovranno ottenere dall’Agenzia delle Entrate il Durt, il documento che attesta l’inesistenza di debiti tributari da parte dell’azienda.
“Un meccanismo assurdo e kafkiano – sostiene Redaelli – con il quale si chiede agli imprenditori di comunicare periodicamente al Fisco i dati delle buste paga per consentire all’Agenzia delle Entrate di accertare che le imprese sono in regola. Ed è tanto più incomprensibile poichè è inutile al fine di verificare il corretto versamento delle ritenute. L’obbligo per le imprese di versare le ritenute è indipendente dal diritto del contribuente di scomputarle dalla propria dichiarazione, una volta ottenuta la certificazione”.
“Il Durt – sottolinea Redaelli – contraddice la volontà più volte dichiarata dal Governo di semplificare gli adempimenti a carico delle imprese e rischia di vanificare gli effetti degli incentivi varati dall’Esecutivo per gli interventi di ristrutturazione e risparmio energetico in edilizia. Se il Parlamento non cancellerà questo adempimento, ne andrà del futuro delle nostre imprese”.































