di Angela Mazzaroni
Nella nostra Penisola ci sono ancora dei luoghi dove si mantengono le antiche tradizioni e i sapori più veri, si tramandano storie e dialetti, si coltivano e valorizzano i prodotti tipici locali. Molti di questi piccoli tesori di ricchezza culturale sono a rischio spopolamento.
In Italia sono quasi seimila i piccoli Comuni e circa il 70% del totale è stato coinvolto dal processo di spopolamento iniziato decenni fa. Dalle Alpi fino alle isole passando per gli Appennini la situazione è nel complesso unitaria. In queste zone, considerate di “frontiera”, muoiono più abitanti di quanto ne nascono, e i giovani scappano verso le città dove è più facile trovare un posto di lavoro e pensare ad un futuro. Le poche persone che resistono sono condannate all’isolamento, in quanto, senza nuovi nuclei familiari, diventa problematico garantire diritti essenziali che vanno dall’istruzione, alla sanità ai mezzi di trasporto alla presenza di attività commerciali.
Ne consegue un lento e continuo impoverimento demografico, economico e sociale senza apparente possibilità di cambiamento. Il rischio di desertificazione è un rischio concreto per l’intera collettività, ed è importante coglierne l’importanza sociale ed economica attraverso delle politiche di sostegno per il sistema locale e per il rilancio di questi territori, riducendo il gap assistenziale tra città e piccoli comuni e favorendone un’ alleanza solidale e collaborativa. La tendenza all’abbandono può essere invertita con l’adozione di un programma di investimenti e di sostegno adeguato. Si può iniziare con la creazione di fondi per incentivare la residenza nei piccoli comuni con il recupero di immobili abbandonati o agevolazioni sugli affitti.
Incrementando la rete dei trasporti e delle comunicazioni e rafforzando le strutture sanitarie e scolastiche. Altro aspetto importante da tener presente è l’ambito imprenditoriale ed agricolo, con la creazione di cooperative di comunità che creino posti di lavoro, attraverso la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali e l’apertura di botteghe artigianali e ricettive, oltre alla tutela dell’ambiente e di un turismo sostenibile e culturale che si adatti al territorio e alla vita del paese.
Diventa fondamentale creare delle possibilità lavorative permanenti che facciano rinascere e diano un futuro possibile ai piccoli centri. Sembra evidente come il primo passo per combattere lo spopolamento sia il ritorno al senso d’identità e alla memoria. Riappropriarsi della propria cultura come fattore di crescita della comunità, attraverso un uso acculturato della terra e delle sue produzioni. Occorre abbracciare una politica dell’attenzione e dell’emozione per riscoprire e vivere la bellezza e la poesia dei piccoli centri.




























