di Redazione politica
Riunione del centro-destra: i retroscena
“Rinuncia al tuo potere di attrarmi ed io rinuncerò alla mia volontà di seguirti” scriveva Shakespeare in Sogno di una notte di mezza estate.
In fondo la storia è un continuo ripetersi di accadimenti già visti nonostante ci insegni che l’attrazione e la politica non sono sempre vincenti. Un esempio su tutti è Antonio e Cleopatra.
Eppure la Lega di Salvini, qui in Molise, sembra essere stata sedotta dalla coordinatrice di Forza Italia Annaelsa Tartaglione.
Nella riunione del pomeriggio di sabato 30 gennaio 2021 tenutasi a Isernia per porre le basi ad una scelta condivisa del candidato sindaco della città, il commissario leghista Jari Colla viaggiava all’unisono con l’affascinante parlamentare berlusconiana eletta nel collegio sicuro di Foggia.
La Tartaglione, si sa, sta sponsorizzando come primo nome il consigliere Raimondo Fabrizio. Un nome che, al momento, non trova condivisione nel centro-destra e soprattutto nella base leghista.
Ma la Lega, come noto, è un mondo a parte. Se poi a trattare in mezzo a tanti uomini si piazza una donna avvenente come Annaelsa Tartaglione, il capitombolo è certo.
Basti guardare le scelte della Regione Molise dove Donato Toma non è stato in grado di mantenere equilibrio tra i partiti, portando avanti scelte completamente sbilanciate su Forza Italia. Bastava una richiesta della Tartaglione e Toma, che ha un debole per la bellezza femminile, capitolava.
Fatto sta che la Lega, che oggi siede ai famosi tavoli del centro-destra che hanno dimostrato di essere poco accorti alle scelte degli uomini guida della coalizione, Toma docet, piuttosto che esigere un proprio candidato a sindaco della città di Isernia (anche solo per apparire un partito degno di tale nome) si appiattisce sulle scelte della Tartaglione.
In fondo è la Annaelsa regionale che dobbiamo ringraziare per il modello Toma. Su suggerimento di Aldo Patriciello, raccontano i bene informati, a sua volta indirizzato dall’ex sindaco di Campobasso Gino Di Bartolomeo.
Alla riunione di sabato c’erano Micone e Niro come esponenti di partito (Udc l’uno, Popolari per l’Italia l’altro). Ma c’era pure Filomena Calenda a titolo personale pare. In virtù, si racconta, della sua grande amicizia sempre con la Tartaglione che pare abbia preparato un tavolo che non ostacolasse troppo la sua strategia politica e che la aiutasse, per quanto possibile, a difendere Toma.
Eppure qualcosa che non torna c’è.
Mancava Fratelli d’Italia, perché secondo il coordinatore Di Sandro non può esserci unità se non si ristabiliscono gli equilibri politici sul piatto regionale.
Mancava Michele Iorio, senza il cui consenso non si ottiene la vittoria a Isernia.
Ma soprattutto mancava chi potesse ricordare al centro-destra che Forza Italia ha già avuto il sindaco a Termoli. Così come la Lega ha già avuto il candidato sindaco a Campobasso risultato perdente per via della politica scellerata del centrodestra a livello regionale che ha creato opposizioni interne senza limite.
Entrambi i partiti (Lega e Forza Italia) ad oggi non potrebbero avanzare pretese sul candidato sindaco di Isernia.
Ed è qui che entrano in gioco le doti della Tartaglione che, a ben guardare Jari Colla, stanno funzionando. Solo su di lui però, non sulla base del partito.
Evidentemente il pressing di Annaelsa avviene a Montecitorio più che in Molise.
Più distante dalle dinamiche prettamente locali appare Aldo Patriciello. Collegatosi in video conferenza, l’europarlamentare pare più preoccupato per le future regionali che, comunque, partirebbero dal risultato di Isernia.
Fa presente, Patriciello, che a Roma l’accordo Pd – 5stelle per il Molise si sia chiuso con fuori Fanelli e Facciolla e dentro Gravina a candidato presidente. Una situazione che metterebbe Aldo in grosse difficoltà e che lascerebbe cadere ogni possibilità di trattativa con il centrosinistra, preferendo Facciolla a chiunque altro, tanto da benedire l’incarico legale affidato al segretario del Pd dal Comune di Pozzilli retto dalla super patricielliana Stefania Passarelli.
E poi ci sono le richieste di Fratelli d’Italia, che partono dalla gestione del Covid e della rete ospedaliera fino all’essere, il partito di Giorgia Meloni, il più penalizzato dall’abrogazione dei consiglieri surroga.
Vincenzo Niro avrebbe già dichiarato, in una riunione di maggioranza a numero ristretto, i più intimi, che c’è bisogno di reinserire i supplenti nella prossima legislatura altrimenti è difficile fare le liste. Da qui lo spunto: si possono reinserire anche adesso. Anche lo stesso Patriciello pare non abbia fatto salti di gioia verso la riforma della legge elettorale per via della fuoriuscita della sua pupilla Paola Matteo, prima dei non eletti.
Ma proprio l’eurodeputato non ha avuto la forza politica di evitare che suo cognato Cotugno e il suo capogruppo Gianluca Cefaratti si schierassero dalla parte di Toma e Pallante, contro le volontà del loro leader di Pozzilli. Paola Matteo e Patriciello pare abbiano ricucito i rapporti negli ultimi tempi sulla base della promessa di un reintegro, aldilà dell’aspetto giudiziario.
Tartaglione, Niro e Micone si sarebbero detti favorevoli al rientro delle surroghe per trovare almeno le condizioni di far sedere tutti i partiti intorno allo stesso tavolo.
In tutto questo la figura di Donato Toma che ruolo occupa?
Si ha la sensazione che il presidente della Giunta regionale sia stato abbondantemente scaricato dal centrodestra.
Ci si chiede, infatti, quando si staccherà la spina.
Perché per vincere a Isernia c’è un dato che nessuno ancora prende in considerazione: isolare Donato Toma e il suo seguito.
Qualunque avvicinamento del presidente, della sua segreteria (Maurizio Tiberio in primis) o del suo braccio destro Quintino Pallante sarà l’elemento costitutivo di una sconfitta certa.
Il popolo è arrabbiato. Ne ha viste e sentite troppe e si sente abbandonato.
Per buona pace di chi ancora oggi ancora regge la sua sopravvivenza in Regione.





























