La copertura dovrebbe essere prevista dalla legge di stabilità: Renzi ha anticipato che il costo complessivo ammonta a circa un miliardo. Il provvedimento interverrà sui programmi e le competenze, l’autonomia scolastica e i docenti. Piuttosto perplessi i sindacati («ho l’impressione che si tratti di tanti provvedimenti scollegati che non sono interventi veri e propri ma una sorta di spot», osserva scettico il segretario generale Flc-Cgil Domenico Pantaleo), mentre il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano invita il presidente del Consiglio a dire «in occasione della presentazione delle linee guida come intende affrontare la questione delle quote ‘96 degli insegnanti ».
Si tratta dei circa 4.000 insegnanti che avevano maturato i diritti per la pensione con la precedente normativa, ma che sono stati bloccati da un errore della riforma Fornero, che non ha considerato che i professori possono ritirarsi dal lavoro solo il primo settembre. La questione delle quote ‘96 è stata rilanciata in Parlamento a luglio, ma bloccata per l’ennesima volta per mancanza di coperture finanziarie. Però è difficile che venga risolta dal Consiglio dei ministri di venerdì, anche perché i tempi sarebbero strettissimi.
Tuttavia, se il governo decidesse di varare una normativa (all’interno del Job Acts, o della legge di stabilità) che prevedesse una forma generale di “flessibilità in uscita” con una penalizzazione che, secondo le indiscrezioni, potrebbe andare dal 3 al 9 per cento, si potrebbe risolvere così anche la questione delle quote ‘96. Far quadrare i conti sarà la parola d’ordine per le prossime settimane. I circa 16 miliardi che si conta di ricavare per il 2015 dalla spending review sono molto contesi: si era parlato di utilizzarli per allargare la platea del bonus di 80 euro a incapienti e pensionati, ma sembra difficile visto che già il semplice rinnovo del
provvedimento costa 10 miliardi.
Si è parlato anche di estendere il bonus solo alle famiglie numerose, prevedendo comunque un tetto massimo di reddito intorno ai 50.000 euro: servono in questo caso 300 milioni di euro, ma è difficile trovare anche questi. Da reperire inoltre 4-5 miliardi in tre anni per il rinnovo del contratto degli statali, e poi ci sono le detrazioni che il governo vorrebbe rinnovare per l’anno prossimo, in particolare l’ecobonus e quello per le ristrutturazioni edilizie. Ci sono poi le spese“indifferibili”, tra le quali quelle militari o per il rifinanziamento della Cig: si calcolano circa altri 8 miliardi































