Il contentino del governatore all’esponente di Forza, unico a non aver fatto ricorso contro l’applicazione retroattiva della riforma della legge elettorale regionale. Ma c’è una norma statale che dice che non può farlo. Ecco il perché.
L’indiscrezione sulla nomina è stata divulgata già dal 20 settembre. Dal 29 settembre la notizia è ufficiale: con decreto numero 83 il presidente della Giunta regionale Donato Toma han nominato il nuovo commissario del Consorzio per lo sviluppo industriale di Campobasso-Bojano. L’incarico Commissariale avrà la durata di sei mesi. Nico Romagnuolo, secondo dei non eletti nel partito di Forza Italia, era rientrato in consiglio per via della nomina di due assessori al partito guidato da Annaelsa Tartaglione.
Dopo la sua fuoriuscita, il Consiglio regionale si era già occupato di lui. Con delibera numero 27 del 16 luglio l’Ufficio di presidenza ha accolto l’istanza presentata dall’ex consigliere che chiedeva, il 28 aprile, di ripristinare la corresponsione dell’assegno vitalizio. E l’Ufficio di presidenza stabilisce di ripristinare la liquidazione del vitalizio lordo mensile rideterminato, ai sensi della Legge regionale 29 maggio 2019, n. 6, pari ad € 2.357,34, in favore dell’ex Consigliere regionale Nicola Eugenio ROMAGNUOLO, a far data dal 17 Aprile 2020.
Nico Romagnuolo è il consigliere di Forza Italia che, a seguito del blitz di aprile 2020 è stata sbattuto fuori dal Consiglio regionale insieme agli altri consiglieri supplenti Paola Matteo, Antonio Tedeschi e Massimiliano Scarabeo. La differenza tra il Romagnuolo e gli altri tre è che il neo nominato non ha impugnato gli atti del Consiglio in tribunale. Secondo i ricorrenti Matteo, tedeschi e Scarabeo la riforma elettorale della Regione Molise – con la previsione dell’eliminazione dei consiglieri surroga – non possa applicarsi a questa legislatura avendo così effetto retroattivo ma può valere a partire dalla prossima tornata elettorale.
Se la battaglia dei tre ex inquilini di Palazzo D’Aimmo procede sia sul fronte amministrativo che civile nelle aule dei tribunali, Nico Romagnuolo, certo che un risultato favorevole ai colleghi includerà anche lui, ha seguito un’altra strada. A volte il silenzio premia.
E il premio pare essere arrivato con una nomina che per giunta, secondo la legge italiana, non può essere ricevuta. Si tratta del decreto legislativo numero 39 del 2013, Capo I articolo 1 che sancisce l’inconferibilità di incarichi pubblici, quale appunto la figfura di un commissario straordinario, per «componenti di organi di indirizzo politico», le persone che partecipano, in via elettiva o di nomina, a organi di indirizzo politico delle amministrazioni statali, regionali e locali, quali Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, parlamentare, Presidente della giunta o Sindaco, assessore o consigliere nelle regioni, nelle province, nei comuni e nelle forme associative tra enti locali, oppure a organi di indirizzo di enti pubblici, o di enti di diritto privato in controllo pubblico, nazionali, regionali e locali.
La lettera “f” dell’articolo 1 del decreto 39/2013 dev’essere sfuggito al presidente della Regione Molise, al funzionario istruttore del decreto firmato da Toma, Luigi Sabella, al Direttore del servizio “Riforme istituzionali, controllo enti locali e sub regionali” Marilina Di Domenico, e al direttore del II Dipartimento che ha posto il visto di coerenza con gli indirizzi della politica regionale, cioè Massimo Pillarella.
Red. pol.





























