di Pietro Tonti
Questa sera in piazza a Vastogirardi, sarà proiettato un lavoro inedito dal titolo: “ Le ragioni della memoria”.
Si tratta di un documentario nato dall’idea di Franca Di Tella e Claudio Iannone, realizzato con il contributo di Pietro Tonti e Giovanni Bartimoccia che ne hanno curato le riprese e il montaggio, omaggiando il paese di un documento che tra qualche decennio, potrà essere considerato, senza alcun dubbio, una traccia indelebile del recente passato.
Un excursus nelle abitazioni dei più anziani del paese montano, attraverso le interviste curate da Claudio Iannone agli ottantenni e novantenni di oggi, nei racconti, nelle sensazioni e nelle esperienze personali della seconda guerra mondiale e degli anni della gioventù, pre e post bellum.
“Non si comprende il valore di un attimo finchè esso non diventa memoria! Non si può guardare al futuro se non si conosce il proprio passato!”
Questo il leitmotiv che ha animato le intenzioni di eternare in un video, le persone con le esperienze ancora vivide del primo novecento. Una vita di sacrifici, le tensioni, la fortuna di essere scampate alla guerra, le esperienze all’estero e degli episodi particolarmente cruenti che riguardano la vita del paese, in un documento che vuole lasciare quella traccia del proprio passaggio sulla terra.
Sappiamo che solo i grandi poeti, scrittori, pittori, attori, inventori e statisti riescono a trasferire alle future generazioni la loro impronta, il loro insegnamento, il loro pensiero.
Per il resto delle persone considerate normali, dopo solo due generazioni si perdono le tracce della vita che fu e cadono nell’oblio come se non fossero mai esistite. Questa considerazione, pur fredda nella sua crudezza è veritiera e merita di essere presa in considerazione, modificata nella sua realtà effettuale.
Siamo convinti che anche le persone più umili possano celare racconti di vita capaci di lasciare ai posteri insegnamenti e ancore di salvataggio nelle difficoltà della quotidianità esistenziale.
Il filosofo napoletano Giambattista Vico nei suoi “Corsi e ricorsi storici” ci ha lasciato una teoria singolare, ma riscontrabile nei secoli. Egli era convinto che la storia fosse caratterizzata dal continuo e incessante ripetersi di tre cicli distinti: l’età primitiva e divina, l’età poetica ed eroica, l’età civile e veramente umana. Il continuo ripetersi di questi cicli non avveniva per caso ma era predeterminato e regolamentato, se così si può dire, dalla provvidenza. Il Vico sosteneva che alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; e ciò avveniva non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato della divina provvidenza.”
In questo contesto, mutuando dal filosofo partenopeo il suo pensiero, nel terzo millennio, abbiamo l’esigenza di documentare, di esigere dal presente quelle esperienze che possano occorrere alle generazioni in divenire per non commettere gli errori del passato, pur accettando il ricorso storico come naturale, non possiamo tollerare l’olocausto, le guerre, la disperazione delle morti per la patria dei conflitti del XX° secolo.
Oggi, pur vivendo nella fretta, nei social network che bruciano le notizie in un attimo fuggente sugli smartphone, tra un caffè e un pranzo veloce. Abbiamo l’esigenza di bloccare la memoria con i mezzi di comunicazione a nostra disposizione, per non rendere vano il nostro passaggio terreno. Tutto è destinato a cadere nell’oscurità dell’eternità, se non documentato, scritto e catalogato.
Con questo lavoro, con le interviste, talvolta in dialetto locale – strappate agli anziani dall’intervistatore quasi con forza – si è voluto fermare il tempo, ma anche lasciare un’impronta, salvando il salvabile di un dialetto destinato all’oblio nel giro di qualche generazione; consci della perdita di identità dei nostri comuni, per la fuga dei giovani nelle grandi città, per la barbarizzazione dei dialetti, data l’influenza della lingua italiana e anglofona.
Si è cercato di bloccare al 2017 la memoria degli uomini e delle donne del passato di Vastogirardi ancora in vita, con una dedica particolare che l’ideatrice del documentario, Franca Di Tella, in una estrema sensibilità, che la lega indissolubilmente al proprio “natio borgo selvaggio” vuole immortalare:
…a tutti coloro che non ci sono più…ma che sono il profumo di questo Paese!






























