Abbiamo raggiunto telefonicamente il primo cittadino di Conca Casale, Luciano Bucci, che ci ha raccontato la sua versione dei fatti, in una giornata che non dimenticherà tanto facilmente. Bucci è ancora turbato e mortificato per l’accaduto, ma cosciente della sua innocenza, si augura che tutto si risolva per il meglio e che la sua innocenza verrà dimostrata. Come precisato anche dai legali del Sindaco, i fatti si sono svolti in maniera diametralmente opposta a quella riportata dai media.

Luciano Bucci, primo cittadino di Conca Casale e presidente del Museo storico Winterline, racconta la sua verità. Una situazione ‘kafkiana’ che l’ha visto protagonista insieme al suo amico (finito anch’egli nei guai), mentre erano alla ricerca di residuati bellici.

Sindaco, può raccontarci la sua versione dei fatti?

“Ero in compagnia di un amico e abbiamo deciso di andare venerdì scorso perché c’era il silenzio venatorio e quindi ci siamo organizzati per questa escursione in modo da non rischiare nulla, dato che le ricerche avvengono in zone boschive. Siamo arrivati nella zona stabilita e, una volta parcheggiata la macchina, abbiamo iniziato ad aprirci la strada con una ronca, visti i rovi e l’erba presenti nell’area. Abbiamo visto un rudere di forma quadrata e ci siamo avvicinati, ma non eravamo al corrente di trovarci in un’area privata. Dentro c’erano un forcone e alcune schegge di granata che abbiamo tirato fuori per osservarle meglio. eravamo nella zona di Colle Belvedere e Colle Abate (Comune di Terelle). Nel frattempo è giunta sul posto una signora che ci ha intimato di allontanarci perché eravamo su una proprietà privata. Da precisare che non sapevamo che in zona, in precedenza, c’erano stati dei furti, siamo venuti a conoscenza dei fatti sono in un secondo momento. Consapevole di non aver commesso nulla di grave, mi sono presentato e ho motivato la mia presenza in quel luogo, specificando anche di essere presidente del museo che raccoglie oggetti provenienti dalla Seconda Guerra Mondiale. La signora ha chiamato anche il marito, il quale ci ha riferito che non sarebbe accaduto nulla se fossimo andati via. La signora, però, ha segnalato la nostra presenza ai Carabinieri.”

Poi cos’è accaduto?

“Con il mio amico abbiamo ripreso la macchina e ci siamo allontanati per andare a Terelle, in un bar, per un aperitivo. Pensavamo che la storia fosse finita lì, e invece non è stato così. Eravamo nei pressi di Cassino, quando ho ricevuto una telefonata dai Carabinieri di Venafro. Mi hanno chiesto dove mi trovassi e io ho dato, senza problemi, la mia posizione. Mi hanno quindi informato che mi cercavano i Carabinieri di Cassino, me li hanno passati al telefono e mi è stato chiesto di restare lì e aspettare. Ora, secondo voi, due persone colpevoli, si metterebbero ad aspettare i Carabinieri? E neanche ci siamo dati alla fuga come è stato raccontato erroneamente. Dopo poco siamo stati raggiunti dai Carabinieri. Gli uomini dell’Arma ci hanno identificato e ci hanno condotto in caserma. Lì la mia preoccupazione è cresciuta, perché mi sono accorto che il tempo passava, ma non accadeva nulla, per cui ho pensato che la situazione poteva essere grave. Ho chiesto di parlare con qualcuno, ma mi hanno detto di attendere. Quando mi hanno chiesto i nomi dei miei legali, ho temuto il peggio, è stato un vero e proprio shock. Mi hanno comunicato che ero in stato di arresto con l’accusa di tentato furto aggravato. Mi sono sentito mortificato come uomo e come Sindaco, nei confronti della comunità e della mia famiglia. Una storia surreale.”

Tutto questo perché è successo?

“Perché la signora che avevamo incontrato durante l’escursione mattutina aveva segnalato la nostra presenza ai Carabinieri e, dato che in zona c’erano stati numerosi furti, i militari hanno voluto fare le opportune verifiche. Voglio ringraziare gli uomini dell’Arma perché sono stati molto cortesi e corretti nei nostri confronti. Ci tengo a precisare che non è vero che ci hanno presi dopo un appostamento, non è vero che eravamo entrati in alcuni casolari per trafugare oggetti storici così come riportato da alcuni organi di informazione di Frosinone. Infatti, dalla perquisizione non è venuto fuori nulla!”

Come hanno riferito gli avvocati Francesco Giannini e Antonella Cernera, legali del primo cittadino di Conca Casale: “vista l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, il Tribunale di Cassino nella mattina di ieri ha disposto l’immediata liberazione del dott. Bucci; tuttavia, a seguito della denuncia del proprietario del fondo, è stato attivato un processo penale all’interno del quale verrà dimostrata l’assoluta estraneità del dott. Bucci ai fatti contestati.”

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