di Christian Ciarlante

Dei 5 nuovi casi positivi, 4 sono legati al cluster epidemiologico dei turisti rientrati dal Nord Italia ed 1 è relativo ad un cluster epidemiologico proveniente sempre da altra regione (dati Asrem). Gli studenti universitari o chi si trova fuori regione per lavoro, farebbero meglio a rientrare solo se strettamente necessario, in caso contrario, si evitino gli spostamenti.

Stesso discorso vale anche per i molisani che non riescono a rinunciare alla settimana bianca o che devono raggiungere il Nord per qualsivoglia motivo che non sia emergenziale. Meglio desistere, ove possibile. Chi rientra in questi giorni in Molise, segnali all’Asrem, come da prassi, il luogo da cui proviene, in particolare se si tratta di una zona rossa. Una regione come la nostra, dove il numero degli anziani è molto elevato, corriamo un rischio maggiore. Per non parlare della condizione in cui versa la nostra sanità regionale.

Scrive oggi “La Repubblica”: “Se il virus sfonda al Sud, metterà il Paese in ginocchio”.

«Se arranca la Lombardia, che non ha fatto tagli nei posti letto e ha il rapporto tra popolazione e ospedali maggiore d’Italia, figuriamoci cosa può succedere al Sud, dove abbiamo enormi svantaggi in termini di attrezzature e di personale», dice Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici. «In Puglia e Campania forse potremmo farcela – dice Aneli – e anche in Sicilia potremmo riuscire a reggere come in Lombardia; ma in Calabria non credo proprio. E non parliamo del Molise, dove la situazione in termini di personale e strutture è drammatica: serviranno ospedali da campo, dobbiamo utilizzare la sanità militare oltre a quella convenzionata». In Molise, dove la mancanza di medici è un tale disastro che è raro persino riuscire a nascerci, siamo a sette contagiati: quattro in più, da ieri. Per fortuna non ci sono focolai, al Sud, e speriamo tutti che si chiuda la porta in tempo. Ma alcune decisioni drastiche, come chiudere le scuole e le università, paradossalmente nel Mezzogiorno rischiano di accelerare la corsa del coronavirus riportando a casa tanti ragazzi e docenti che studiano e lavorano al Nord.

L’articolo completo potete leggerlo qui:

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/06/news/coronavirus_allarme_sud-250378144/?ref=RHPPTP-BH-I250266301-C12-P7-S1.4-T1

Se il Pronto Soccorso del San Timoteo di Termoli è chiuso, di grazia, perché continuate a recarvi presso la struttura per le ragioni più disparate? Cosa non vi è chiaro della parola “chiuso”? Avete compreso che, al momento, il Pronto Soccorso, è un luogo ‘attenzionato’ e che potrebbe esporvi al contagio?

E’ comprensibile, a volte, la difficoltà di intendere il messaggio, ma se ognuno fa come diavolo gli pare, a cosa serve fare prevenzione? Una volta al giorno leggete un giornale, guardate un Tg locale: tranquilli, non vi danneggerà la mente, anzi, potrebbe esservi utile. È evidente che non siamo abituati a vivere in emergenza e a convivere con la paura, però, se si seguono i dettami dell’Istituto Superiore di Sanità e se si ha un po’ di buonsenso, c’è una buona probabilità di non ammalarsi.

Mettiamoci in testa che per un tempo non calcolabile, dobbiamo, “obtorto collo”, cambiare le nostre abitudini per difendere la nostra salute. Va ricordato, qualora ve ne fosse ancora necessità, che dal “Coronavirus” si guarisce, i problemi più seri puo’ averli chi ha un quadro clinico già compromesso o chi soffre già di altre patologie. Questo non lo diciamo noi, ma lo dicono gli esperti. Supereremo anche questo momento di grave difficoltà, statene certi.

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