di Tonino Atella

Ogni città, piccola o grande che sia, cerca di offrire il meglio di se per fare bella figura agli occhi degli altri e proporsi all’attenzione di tutti. Venafro non si sottrae a tanto e nella circostanza mostra ed offre quanto ha di meglio. Parliamo dei colori e dei profumi naturali della città che in tale ambito, e non ce ne vogliano gli altri, è seconda a pochi. Entriamo nel merito del discorso naturalistico/ambientalista venafrano. La città presenta ai suoi quattro ingressi, o lati se si preferisce, autentiche prelibatezze di profumi e colori della natura. A nord, lungo i pendii di Monte Santa Croce che chiude l’abitato dall’alto, pareti bellissime e coloratissime di magnifiche ginestre che ornano la città con il loro giallo vivo, inondandola di profumi ineguagliabili. A sud, per quanti arrivano dal territorio campano, c’è la gradevole accoglienza del tiglio col suo intenso e “caldo” odore che tanto rallegra.

Ad est invece coloro che si accingono a lasciare il Molise attraverso Venafro per raggiungere la Campania e quindi il Lazio vengono salutati dal viale di alberi di robinia dal profumo avvolgente che dalla Basilica di San Nicandro immette nell’abitato cittadino. La chiusura ad ovest col profumo più storico del territorio venafrano: quello dell’ulivo e del suo frutto prelibato, l’uliva. Di un argenteo denso e magnifico sono le ampie chiome dei plurisecolari ulivi venafrani e dei loro frutti, decantati da Orazio (Baca Venaphri) e tant’altri, e preludio al gusto in tavola è l’odore dell’uliva e dello squisito olio che si ricava.

Un “quartetto” -ginestre a nord, ulivi ad ovest, robinia ad est e tiglio a sud- quale magnifico e suggestivo biglietto da visita della città ! Francamente, altro e di più non è facile avere!

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