Le consultazioni sono sempre positive, ma in una materia regolata dalla legge penale, inutili, a meno che non puntino ad ottenere una autocensura. La normativa stabilisce che il contenuto delle intercettazioni disposte dalla magistratura, quando è allegato nei provvedimenti di richiesta di rinvio a giudizio, e quindi è stato portato a conoscenza dell’indagato, diventa pubblico. In quell’istante scatta per il cronista l’obbligo di renderle note per informare, come sancisce la sua etica professionale, in modo corretto, compiuto e tempestivo i cittadini. La grandissima maggioranza delle intercettazioni pubblicate negli scorsi anni, è bene ricordarlo, lo sono state nel rispetto della legge, trattandosi di atti depositati, quasi sempre ai sensi dell’art 415bis cpp (atto di chiusura d’indagine preliminare), e quindi “doppiamente” dissecretati , perché conosciuti dalle parti coinvolte e perché conclusivi dell’inchiesta.
La “chiave” per evitare che il terzo estraneo all’indagine sia coinvolto nella pubblicazione delle intercettazioni non è nelle mani dei giornalisti, ma dei magistrati. I quali, come prevede già la legge, dovrebbero fare da “filtro” tra le trascrizioni delle intercettazioni e i testi resi pubblici, intervenendo sulla produzione degli atti prima del loro deposito. Una funzione, quella del “filtro”, intesa in modo corretto e rispettoso dell’art. 21 della Costituzione, sulla quale Unione Cronisti, Fnsi e Ordine dei Giornalisti si sono detti d’accordo da molto tempo, proprio per evitare che nelle trascrizioni delle intercettazioni rimangano nomi e frasi di terzi estranei all’indagine. La “via maestra” per tutelare il buon nome degli innocenti è quindi, quella di modificare la normativa imponendo al magistrato di “ripulire” le trascrizioni delle intercettazioni.
Ogni altra soluzione rischia di provocare problemi e guasti a questo o quel diritto. I cronisti hanno il dovere professionale ed etico di rendere noto quanto apprendono, ad altri spetta il dovere di tutelare il segreto di indagine. E’ vero che sul punto la posizione del governo appare ancora fluida. Ma come non sentire suonare un campanello di allarme se al ministro della Giustizia Orlando viene attribuita la frase: Sulle intercettazioni “nessuno vuole mettere bavagli”, o “ridurre lo strumento investigativo”, ma solo “studiare gli strumenti più idonei a evitare la diffusione di notizie che non hanno rilevanza penale, fermo restando il confronto con gli editori e i direttori dei giornali”.
Diffusione delle notizie ????































