di Tonino Atella
A Filignano un “carboncino” a parete riproduce una scena dell’ultimo conflitto mondiale sulle Mainarde, mentre un’abitazione privata ospita un ricco museo di vita popolare, ma entrambi non sono visitabili
I Comuni, indistintamente tutti senza esclusione alcuna, sono scrigni preziosissimi ed assai belli di vita vissuta, arte, società, storia e cultura popolare. Hanno ricchezze, purtroppo per lo più nascoste, celate agli altri, bellissime oltre ogni dire e che se messe in circuito e rese visibili alla massa di certo apporterebbero notorietà e vantaggi conseguenti ai Comuni ed alle collettività che le custodiscono. Appunto scrigni preziosissimi, i Comuni sia molisani che di altre regioni, di cui però fruiscono in pochi intimi.Soffermiamoci quest’oggi su quanto in tale ambito in atto a Filignano, Comune mainardico del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, autentico scrigno di ricchezze popolari quanto mai significative. Da una parte c’è un bellissimo “carboncino” a parete su un fondaco nella parte meridionale dell’abitato che riproduce una suggestiva scena dei monti del luogo nel corso dell’ultimo conflitto mondiale che appunto si combatté anche su tali alture. L’opera -si vuole- sia di un soldato polacco rifugiatosi assieme ad altri suoi commilitoni nel fondaco in questione per sfuggire alla rappresaglia nazista che stava in zona nell’ambito della Linea Gustav. Stavano rinchiusi nel fondaco i predetti militi polacchi quando uno di loro, evidentemente provetto disegnatore e pittore, decise d’impiegare il tempo dedicandosi alla sua passione naturale : la pittura. Cavò dalla tasca pezzi di carboncino, col palmo della mano ripulì alla meglio la parete e si mise a dipingere. Ne venne fuori una scena assai suggestiva : sullo sfondo le Mainarde, quindi paesaggi della zona e “quadri” di guerra tanto mai significativi e realistici con mezzi militari e soldati intenti a combattere. Nei giorni a seguire i giovani polacchi in divisa lasciarono Filignano, la guerra si spostò altrove ma il carboncino rimase su quella parete quale testimonianza dell’orrore delle guerre e della bellezza del paesaggio naturale molisano. Scena particolarissima ed assolutamente veritiera, quella disegnata dal giovane polacco, rimasta a lungo nascosta ai più, fino a quando ne seppe un’emittente tv privata molisana che cercò di riprenderla contattando il proprietario del fondaco. L’uomo però non volle sentire ragione e preferì continuare a tenere sotto chiave la sua proprietà. E da allora nessuno ha potuto ammirare e fruire del carboncino del giovane soldato polacco ! La domanda: sarà ancora in buone condizioni o il tempo ha finito per averne ragione ? Ai posteri … l’ardua risposta! Passiamo ad altro, il museo popolare in una casa privata sempre di Filignano, frutto della passione del proprietario dell’immobile, passato intanto a miglior vita. Quegli per anni aveva raccolto, trovato e messo assieme tutto quanto un tempo era della quotidianità delle persone del passato, sino appunto a possedere una sorta di museo popolare di vita vissuta. Tantissimo era finito in suo possesso : dagli storici attrezzi per il lavoro dei campi ai caratteristici oggetti di casa, dagli utensili di cucina delle nostre nonne e bisnonne a quanto serviva all’epoca per crescere, andare a scuola ed apprendere. Una particolarità unica in tal senso in casa dell’uomo ad arricchire il proprio particolarissimo museo di casa: il banchetto scolastico personale e quindi di proprietà della famiglia del piccolo alunno, che si doveva portare ad inizio d’anno scolastico da casa e sistemarlo nell’aula per sedersi e seguire la maestra o il maestro, leggere, studiare, apprendere e crescere. Era di legno e la famiglia lo realizzava per il piccolo di casa perché lo utilizzasse a scuola. All’epoca non c’era istruzione pubblica, lo Stato non interveniva ed era necessario il ”fai da te”, metodo ancora oggi infallibile viste le defaillance dell’apparato statale. Tutto questo, ossia il museo popolare di casa … a Filignano, è attualmente visibile, visitabile ? Purtroppo no, ogni cosa è sotto chiave ! E se il Comune, previa intesa con la famiglia che ne è proprietaria, rilevasse il tutto per allestire apposito Museo di Vita Popolare ? L’ idea appare utile e vantaggiosa per la collettività per cui si provi a mettere in circuito siffatti preziosi scrigni di vita popolare vissuta, in modo che tutti ne possano fruire.






























