di Giovanni Minicozzi

I pazienti oncologici dimessi dagli ospedali per attivare le cure a domicilio non ricevono in tempi rapidi i farmaci  necessari per continuare la terapia. Il caso eclatante, ma non è l’unico, riguarda una persona affetta da tumore dimessa  lunedì scorso 18 ottobre da una struttura ospedaliera molisana con un preciso piano terapeutico adatto alle sue condizioni.

Sempre lunedì un suo familiare si è recato prima negli uffici dell’Asrem per la vidimazione del piano terapeutico  e verso le 10.30 dello stesso giorno ha raggiunto la farmacia dell’azienda sanitaria per ritirare i farmaci ma la persona addetta a tale compito gli ha comunicato che quel tipo di farmaco non è  tra le scorte e che doveva ordinarli dando l’appuntamento dopo due giorni per il ritiro.

Il familiare, che non può lasciare da solo il paziente in casa, ha lasciato il suo numero di telefono pregando la farmacista di avvisarlo all’arrivo dei farmaci prescritti dal piano terapeutico. Orbene,  sono trascorsi quattro giorni dalla richiesta ma dei farmaci non esiste neanche l’ombra e nessuno ha richiamato il familiare.

Inutile sottolineare che si tratta di farmaci necessari per evitare l’aggravarsi della malattia  e infatti le condizioni cliniche del paziente in questi quattro giorni sono peggiorate. Per sollecitare l’Asrem nel pomeriggio di ieri l’unico familiare convivente ha inviato un PEC e una mail al direttore generale Oreste Florenzano senza ricevere – fino a iggi pomeriggio – alcuna risposta.

Peraltro il malcapitato è costretto ad utilizzare l’alimentazione artificiale ma dopo quattro giorni nessun è stato inviato al suo domicilio per l’assistenza dovuta oltre che  per consegnare le sacche alimentari e questo dimostra la pessima gestione della struttura territoriale. Una situazione drammaticamente assurda che attesta una volta di più lo stato comatoso del servizio sanitario nonché l’incapacità e l’indifferenza  totale verso le persone fragili da parte di chi è preposto alla gestione.

Storie indegne di un paese civile soprattutto se si pensa che l’Asrem mentre  cerca di risparmiare soldi sulla pelle dei pazienti spreca oltre un milione di euro con spot pubblicitari a pagamento  diffusi da alcuni organi di informazione locali, spot che somigliano molto a una pubblicità ingannevole considerata la grave realtà in cui è stato ridotto il servizio sanitario regionale.

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