Rosati aveva il denaro e le garanzie sufficienti per acquisire Ittierre, prima dell’arresto. Presumibile indagine  sulla regolarità stessa del piano concordatario depositato in tribunale. L’ipotesi di una denuncia molisana alla Procura meneghina e la questione del valore dichiarato delle rimanenze di magazzino.

 

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Caso Ittierre. Il sostituto procuratore della Repubblica di Milano Carlo Nocerino, ha disposto, delegando la G.D.F. pentra, Nucleo di Polizia Tributaria, l’acquisizione del concordato Ittierre.  Ricordiamo che Nocerino è colui il quale ha condotto le indagini sul caso Rosati e ha disposto successivamente il suo arresto.

Con il massimo riserbo sulle motivazioni del prelievo del fascicolo concordatario, si possono azzardare solo delle ipotesi sulle motivazioni e qualche idea viene fuori per giustificare tale procedimento.

Le indagini, potrebbero essere state avviate per comprendere la Officine Tessili Italia, (OTI) quindi Antonio Rosati, dove avrebbe prelevato i milioni di euro necessari per l’acquisizione Ittierre, anche se questa versione, potrebbe apparire semplicistica e poco credibile.

Il denaro per l’acquisizione Ittierre, Rosati lo aveva, viste le enormi movimentazioni della holding, e la straordinaria credibilità creditizia di cui disponeva lo stesso vertice di Oti, prima dell’indagine che lo ha condotto al carcere di San Vittore, dove ancora è recluso.

Quale il movente più complesso allora, che avrebbe spinto La Procura milanese ad indagare?

A questo quesito vi potrebbe essere una questione più seria, magari scaturita da un’eventuale denuncia alla Procura meneghina, da qualche scontento o tagliato fuori dal piano concordatario.

Potrebbe in sintesi esserci un’indagine che riguardi, più nello specifico, la presentazione stessa del piano al tribunale pentro, al fine di verificare se vi siano state irregolarità.

Potrebbe entrare in ballo in questo caso, la questione relativa al valore espresso in diversi milioni di euro di rimanenze di magazzino di Ittierre, presentati nella relazione del piano concordatario, le quali sono state oggetto di critiche e di dubbi, magari non essendoci realmente nei magazzini una rimanenza di tale entità?

Un grande punto interrogativo che solo tra qualche giorno, presumibilmente, saremo in grado di appurare nello specifico.

Se fosse questa, la motivazione dell’indagine, non osiamo immaginare cosa scoppierebbe nel caso la Procura milanese appurasse qualche grave inadempienza, da aver indotto in errore il giudice delegato al concordato.

Oltre alle responsabilità giudiziarie, per gli artefici delle procedure, si potrebbe giungere addirittura ad annullare il piano concordatario. Acquisirebbe valore la proposta presentata in concomitanza alla Oti di Rosati – quella esclusa – del Gruppo Colella di Isernia.

Naturalmente, sono solo supposizioni e magari lontane dalla realtà effettuale. Intanto solo il tempo, in questo caso della giustizia, potrà avvalorare o annullare le nostre elucubrazioni.

Pietro Tonti

 

 

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