L’intervento sul Tfr in busta paga si conferma un flop a causa dell’imposizione ordinaria, troppo penalizzante per il lavoratore. E’ quanto emerge da una stima dei Consulenti del lavoro. Nei primi cinque mesi dall’avvio della norma solo lo 0,83% ha chiesto il Tfr in busta paga. Volano invece nei primi otto mesi del 2015 le richieste di anticipazione del Tfr già maturato (+27%).

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La norma, che prevede la possibilità di avere un anticipo del Trattamento di fine rapporto dilazionato con lo stipendio mensile fino a giugno del 2018, è entrata in vigore lo scorso 3 aprile ed era possibile a partire dal mese successivo, quindi da maggio. Ma il prelievo fiscale sull’anticipo è a tassazione ordinaria, e quindi conveniente solo per le fasce più basse di reddito, fino a 15 mila euro all’anno. Per chi supera questa soglia, il rischio è di un aggravio fiscale, fino a 569 euro all’anno in più. Nella relazione tecnica della legge di stabilità il governo aveva ipotizzato che la norma potesse interessare il 40-50% dei 7 milioni di lavoratori dipendenti. Ma il primo bilancio è assolutamente al ribasso.

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