di Christian Ciarlante

Dunque, ci risiamo, a quanto pare, ma per ora sono solo voci, per cui andiamoci cauti, sarebbero già noti i nomi dei fortunati. I politici locali, secondo le ‘malelingue’, avrebbero fatto pressioni per piazzare i loro pupilli e garantirgli così un’occupazione. Oro puro di questi tempi! Se così fosse, sarebbe cosa grave, ma non stupirebbe più di tanto visto che ormai, questo modo di fare, è prassi consolidata dei nostri tempi.

Se nei concorsi pubblici, molto spesso, già si conosce il nome del vincitore, figuriamoci cosa accade quando il tutto si realizza attraverso un semplice colloquio informale. Isernia non è immune a questo sistema e non ha interesse a cambiare le cose, perché mai distinguersi dalla massa? La memoria corre, inevitabilmente, alle assunzioni del vigili urbani pentri. Tutti conoscono la tormentata vicenda ed il polverone che si scatenò all’epoca dei fatti. Da ieri ad oggi cos’è cambiato? A quanto sembra proprio nulla!

Tutte le caselle sono tornate al loro posto per la gioia dei manovratori più o meno occulti. Quello che accade nella nostra piccola città non è un segreto per nessuno, non bisogna essere “Sherlock Holmes” per risolvere il caso, tutto avviene alla luce del sole. Ma ormai siamo talmente abituati a questo modo di fare, pessimo, che non ci facciamo neanche più caso.

Solo poche persone hanno ancora la forza e il coraggio di denunciare questo marciume. In Molise, senza santi in paradiso, ed è cosa risaputa, si riesce a fare ben poco. Purtroppo le raccomandazioni, la rete di amici, parenti e conoscenze, sono ancora oggi il modo principale per trovare lavoro in questa regione, come nel resto d’Italia.

Il punto è, che ancora oggi, le università italiane formano giovani che difficilmente saranno ricollocabili solo per le proprie competenze e che si ritroveranno a dire: “Forse aveva ragione Poletti: è più utile giocare a calcetto che inviare cv”.

Ovviamente ci auguriamo che le voci che girano siano state solo create ad arte per fare polemica e sollevare polveroni, ma fino a prova contraria, è lecito avere dubbi e sospetti.

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