Nella giornata del 19 ottobre scorso sono state completate le attività di esecuzione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati fiscali. In particolare, tale provvedimento è stato emesso nei confronti di quattro soggetti, indagati a vario titolo per i reati di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, nonchè per i reati di bancarotta fraudolenta, falso e sostituzione di persona.

L’indagine, che ha interessato numerose società avente sede a Campobasso e diverse annualità di imposta, ha svelato l’esistenza di un articolato e complesso sistema criminoso organizzato dagli indagati nell’ambito del commercio infracomunitario di autovetture in cui, a vario titolo, si avvicendavano vari prestanomi e veniva predisposta falsa documentazione inerente la compravendita delle autovetture.

E’stato cosi possibile accertare come venissero create delle società fittizie, “cartiere”, gestite dagli indagati, il cui unico scopo era quello di interporsi fittiziamente nella compravendita di autovetture dall’estero, al fine di celare la società Campobassana, reale acquirente delle stesse. Tale acquisto avveniva in regime di frode iva, non essendo questa versata dalle fittizie società, secondo l’ormai noto meccanismo della“frode carosello”.

La fase successiva del meccanismo illecito prevedeva, poi, che l’autovettura venisse immatricolata in Italia attraverso la predisposizione di documentazione falsa che attestava, contrariamente al vero, che il singolo e ignaro acquirente si era recato nel paese Europeo per acquistare l’autovettura e che, pertanto, nulla doveva in termini di IVA in Italia.

Tali condotte criminose sono venute alla luce grazie al lavoro sinergico dell’Agenzia delle Entrate, della Squadra Mobile e del Nucleo P.E.F della Guardia di Finanza di Campobasso, che hanno consentito di ritenere raggiunta la prova del fumus dei reati fiscali, imputati agli indagati, attraverso i quali gli stessi avrebbero conseguito un profitto pari a € 312.138,29.

II sequestro preventivo disposto sui beni nella disponibilità degli indagati, volto a conservare il profitto del reato ai fini della successiva confisca, si inserisce nel contesto delle linee di intervento di questa Procura della Repubblica volte alla repressione dei reati da realizzarsi, non soltanto intervenendo sui presunti autori, ma anche aggredendo i beni che ne costituiscono il profitto; questo in/un’ottica di deterrenza e di recupero alia collettività di quanto illecitamente acquisito.

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