di Pietro Tonti

Indiscrezioni trapelate nei corridoi del Ministero dello Sviluppo Economico, darebbero per certo che Invitalia, deputata a finanziare l’Area di crisi Complessa molisana, sembrerebbe che riconosca alle imprese che hanno dimostrato interesse nel voler approdare nella nostra regione per avviare un’attività produttiva, quindi agli investitori, solo il 10% in conto capitale e il 50% a tasso agevolato. Le misure non saranno cumulabili con decontribuzione e defiscalizzazione. Il bando uscirà per fine anno e “non siamo su scherzi a parte”, questo il commento su facebook dell’ex Assessore Regionale alle Attività Produttive Massimiliano Scarabeo a più di una voce che si avvicinerebbe alla verità effettuale con cui il Governo Renzi starebbe per prendere per i fondelli imprenditori e molisani.

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Ma andiamo nei fatti, per comprendere il funzionamento dei contributi e renderci conto che se si confermasse questo modus operandi, l’Area di Crisi rimarrebbe tale e molto più complessa di quella che è attualmente.

Cos’è il contributo in Conto Capitale?

Consiste nel classico contributo “a fondo perduto”. Generalmente si calcola come percentuale delle spese ammissibili e non è prevista alcuna restituzione di capitale o pagamento di interessi.

Che cos’è il Finanziamento a Tasso Agevolato?

Il finanziamento a tasso agevolato consiste in pratica in un contributo in conto interessi, dove la stipula del finanziamento e la concessione dell’agevolazione avvengono contemporaneamente. Il finanziamento, se erogato, viene concesso esclusivamente a condizioni agevolate. Esso consiste in un finanziamento a medio/lungo termine con un tasso di interesse inferiore a quello di mercato. Occorre, tuttavia, tenere presente la cosiddetta regola de minimis, in forza della quale nessuna impresa può godere di agevolazioni per un importo superiore a € 100.000,00 di contributi nell’arco di tre anni da leggi agevolative.

La considerazione preoccupante e lapalissiana “rebus sic stantibus” la volontà ministeriale di concedere agli imprenditori misure talmente esigue di incentivazione è la seguente: “non occorreva senz’altro tutta questa messa in scena plateale della Regione Molise e del governo Frattura, ad illudere le aziende di mezza Italia con la promessa dell’eldorado ministeriale in contributi che avrebbero coperto, magari avvicinandosi alla vecchia legge 488, gli investimenti a fondo perduto nella misura di oltre il 50% degli investimenti ammissibili, cumulabili con tassi agevolati a interessi zero, sgravi contributivi sulle nuove assunzioni e defiscalizzazione per il periodo di start -up”.

Gli imprenditori che contavano su questa promessa, dovranno rivedere i loro piani di sviluppo e sicuramente azzerarli. Difficile da comprendere per quale motivo dovrebbero approdare nuove aziende in questa regione disastrata, dove la logistica e i trasporti con i collegamenti ferroviari e stradali sono da terzo mondo.  Dove gli incentivi promessi per un’Area di Crisi complessa, sono facilmente reperibili attraverso i normali istituti di credito con le richieste garanzie bancarie, senza avallo di ministeri, regioni e parti politiche, pronte magari a chiedere il conto in campagna elettorale.

 In sintesi, se si dovessero confermare in questa maniera così disincentivante le misure per l’Area di Crisi, gli imprenditori non avrebbero difficoltà ad andare ad inaugurare un’azienda in qualsiasi regione italiana, non avendo nessun motivo per farlo nel Molise.

Altra valutazione non trascurabile: “se il Ministero tra poco più di un mese dovesse confermare queste misure disastro per l’economia del Molise e il relativo fallimento dell’Area di Crisi, sarebbe il fallimento di tutta la classe politica regionale; dai parlamentari che dimostrerebbero di contare come il due di coppe a briscola quando l’asso è in tavola, così il governo regionale Frattura e Giunta al seguito”.

Cosa dovrebbe accadere in una regione normale?

Un impegno concreto per accelerare e proporre misure veloci di rilancio imprenditoriale, in un contesto di massima stagnazione. Occorrerebbero  misure certe e celeri che possano supportare la catastrofe Area Di Crisi, qualora si confermasse questa massacrante indiscrezione, mentre l’Assessorato alle Attività Produttive in questo contesto pare inesistente.

Ci si aspetterebbe una mobilitazione che parta dal presidente Frattura fino a coinvolgere l’ultimo dei consiglieri comunali. L’abbandono delle tessere partitiche di quel PD che secondo Renzi non esiste nel Molise e lo dimostra nei reiterati sberleffi nei mass media nazionali, contro il nostro Molise e il suo presidente. Ignorandolo totalmente per il voto referendario, affermando che tutti i consiglieri regionali del PD nel Molise votano “NO” al referendum, “per non perdere la lauta indennità”, quando Renzi sa bene che Frattura e una fetta del PD sono per il ”SI” referendario.

Preoccupante questa mancata considerazione del Molise da parte renziana. A questo punto possiamo aspettarci di tutto, anche il peggio: “a pensar male spesso ci si azzecca” e sulla brutta piega che sta prendendo la promessa di sviluppo regionale sull’Area di Crisi, non bisogna essere nemmeno menagrami.

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