“Che squallore, in certe vie, notare i tanti negozi costretti a chiudere. Va continuata la battaglia per modificare l’iniqua legge delle inutili aperture domenicali”. E’ quanto afferma l’arcivescovo di Campobasso monsignor Giancarlo Bregantini nel suo messaggio alla città in occasione della ricorrenza del Patrono del capoluogo, San Giorgio, che si celebra domani. Bregantini dunque torna a condannare le aperture domenicali e rilancia: “Bisogna regolamentarle facendo a turno”.
Su questo punto, puntiamo “il Ditoriale” di oggi. Ricordando che potrebbe rivelarsi iniqua l’azione della chiusura domenicale tanto portata in auge da Mons. Bregantini. Per quale motivo?
I negozi nel Molise hanno iniziato a chiudere ben prima della legge “Salva Italia” che ha consentito l’apertura domenicale facoltativa ai negozi.
Le ragioni sono sotto gli occhi di tutti, cittadini e commercianti.
Cosa è accaduto negli ultimi anni per indurre alla chiusura centinaia di attività commerciali e artigianali in questa regione come nelle altre?
Le Aziende industriali in crisi costrette a licenziare hanno ridotto la capacità di spesa delle famiglie che spesso non arrivano nemmeno al 15 del mese con i pochi introiti percepiti dalle casse integrazioni e dalle mobilità. Conseguentemente gli incassi per i commercianti si sono ridotti drasticamente negli ultimi anni.
Le realtà commerciali hanno dovuto fare i conti e continuano a farlo con un fisco mannaia che pretende nella migliore delle ipotesi, oltre il 65% dei profitti.
Le utenze negli ultimi anni e gli oneri gestionali sono aumentati del 50%.
Nella nostra regione, nonostante la crisi i proprietari dei locali pretendono fitti esosi, quindi impagabili.
Se si è titolari di un negozio,si è costretti per non rimetterci a lavorare da soli, per poter portarsi a casa un misero stipendio.
Avere una persona assunta in un negozio, significa non guadagnare nulla.
I commercianti negli ultimi anni soprattutto nel Molise, sono bersagli mobili per ogni tipo di controllo da parte degli organi competenti.
Si è creato un vortice vizioso e assurdo. Più i negozi chiudono, e più aumentano i controlli per chi resta e tenta di resistere: Finanza – Ufficio delle Entrate – Vigili Urbani – Vigili del Fuoco – Ispettorato del Lavoro, Carabinieri devono pur giustificare la loro azione e presenza sul territorio e portare risultati, in termini di obiettivi, che si traducono in multe per i commercianti, a cui risulta molto difficile ottemperare ai numerosissimi oneri richiesti dai diversi organi.
Se nell’apertura di un’attività si è ricorso a debiti per franchising, fee d’ingresso e attrezzature – come accade nel 90% dei casi – si aggiungono altre spese che sottraggono ulteriori risorse all’attività commerciale, che nel turn over di due anni dall’apertura, entra in crisi e non riesce più a onorare gli impegni economici, verso banche e fornitori.
La popolazione molisana sta emigrando. Non solo i giovani, ma anche centinaia di 40enni e 50enni costretti a trasferirsi all’estero per reggere le famiglie, per non perdere le proprietà acquistate con mutui ventennali in tempi non sospetti di sicurezza lavorativa ed economica. La conseguenza è che vi è sempre meno popolazione nelle nostre città, dato che si traduce in ulteriore mancanza di introiti per i commercianti.
In riferimento a queste notevoli criticità, se la domenica le attività restano aperte o chiuse poco inciderebbe sul reddito mensile dei commercianti. Come si è visto nel corso degli ultimi due anni, gli unici ad avvantaggiarsi dell’apertura domenicale sono i centri commerciali, nei corsi delle città, chi all’inizio aveva provato ad aprire, ed incassando molto meno dei giorni feriali non ha aperto più i battenti.
La campagna di Mons. Bregantini per la domenica di chiusura delle attività commerciali è condivisibile, unicamente per la preghiera e la Santa Messa, necessaria in questo caso per rimettere nelle mani di Dio le sorti future dei commercianti, minate irrimediabilmente da quanto sta accadendo.
Pietro Tonti































