di Christian Ciarlante
Nel pomeriggio di oggi, domenica 16 agosto, una decina o forse più di tunisini, sono fuggiti dalla struttura di accoglienza Il Geco di Isernia. E’ la seconda volta che accade un episodio simile. Non si puo’ assistere impotenti alle fughe di migranti che hanno l’obbligo di rispettare la quarantena, siamo al ridicolo. Vedere uomini che si calano dai balconi con ‘nonchalance’, senza che nessuno sia in grado di bloccarli repentinamente, è di una gravità inaudita.
I tunisini si sono dileguati nel nulla, in un batter d’occhio, inseguiti dagli uomini preposti alla sorveglianza degli stessi. Con tutto il rispetto per le forze dell’ordine, ma in che modo vengono gestiti questi benedetti controlli? Va sempre rispettato il lavoro non facile e difficoltoso delle forze dell’ordine impegnate nella sorveglianza dei migranti, ma quanto accaduto, non è più ammissibile.
Come non lo è la fuga dei 60 migranti su 85 a Campomarino. Qualcosa nel dispositivo di sicurezza non funziona, aldilà della carenza di uomini e mezzi sul territorio. Così non va! Parliamo di persone rinchiuse in un palazzo, mica in campo profughi decadente, possibile mai che sia così arduo evitare fughe di massa.
Questore e Prefetto dovrebbero risponderne in prima persona, dato il non proprio eccellente dispositivo di sicurezza in atto, è incontrovertibile che vi siano responsabilità sulle fughe dei migranti. Ecco cosa accade quando il pro tempore si trasforma in lunga permanenza. Il gioco delle tre scimmiette tra Regione, Provincia e Comune, con la forzatura del ministero dell’Interno, ha prodotto questo risultato.






























