di Kentucky Fried Chicken

Cosa hanno detto le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre? Tra tutti i competitor in gioco, i riflettori erano puntati con maggiore attenzione su due partiti in particolare: il ‘nuovo’ Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte e la Lega di Matteo Salvini. I due si erano tanto amati fino ad un paio di anni fa ma, come in tutti i matrimoni di interesse, l’uno sperava nella dipartita prematura dell’altro.

Come ogni successo ottenuto rapidamente e senza particolare impegno, altrettanto rapidamente è iniziata la parabola discendente. Proveremo ora a spiegare il perché della disfatta.

Sulla scena poltica è arrivato un personaggio che ha scombussolato i loro piani, un uomo tanto lontano da dall’ex Presidente del consiglio e dall’ex Ministro degli Interni: Mario Draghi. Lui alle tante chiacchiere di Conte e Salvini contrappone un pragmatismo tanto silenzioso quanto efficace. E questo il popolo che si reca alle urne lo ha notato. Così il leader del Movimento 5 Stelle, si reca in giro a riempire le piazze – emblematica proprio quella di Isernia dove erano presenti più elettori in Piazza Andrea d’Isernia, che votanti dei grillini in tutta la regione – ma al varco lo attendeva una débacle elettorale – l’ecatombe di Roma e Torino su tutte, ma anche il 3,76% di Isernia – che di certo lo ha messo in grande difficoltà: si propone come leader, ma non è ha né la stoffa, né il carisma. Al più la bella presenza che però è utile soltanto sui giornali di gossip. Quindi lunga vita a Conte, ma solo se deciderà di tornare a professare l’attività di avvocato, come tra l’altro aveva egli stesso annunciato una volta terminato il mandato da primo ministro. In regione sia Angelo Primiani che Andrea Greco hanno provato a mettere pezze a colori sulla Caporetto pentra, e forse potrebbero ancora salvare la faccia con una vittoria al ballottaggio di Piero Castrataro con la previsione di un posto in giunta della prima eletta del partito penta stellato: Elvira Barone, con un passato vissuto accanto al leader di Forza Nuova Roberto Fiore.

Ma le difficoltà per i grillini isernini non si limitano al digerire il passato di Elvira Barone. Difficile anche la convivenza con il Partito Democratico, che è pronto a ridimensionare il Movimento 5 Stelle facendo pesare le sole 67 preferenze del neo consigliere Barone. E non solo. Altro fuoco ‘amico’ arriva proprio da Volt, alleato in questa tornata elettorale, ma con idee cristalline sulla inconsistenza del Movimento. Nel corso degli anni è stato proprio Umberto Di Giacomo, secondo eletto tra i paneuropei con 286 preferenze, che dichiarava quanto segue:

18 maggio 2018 – “Insomma, gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno 10 ore di tempo, oggi, per leggere attentamente le 58 pagine del “Contratto di Governo” con la Lega, valutare per bene i punti più delicati come la “Flat tax” e il “reddito di cittadinanza”, capire se le coperture finanziarie sono convincenti, stimare eventuali reazioni di Bruxelles, riflettere sulla fattibilità delle operazioni, poi probabilmente dovranno mangiare almeno un paio di volte, andare al bagno, lavarsi, prendere i figli a scuola, un imprevisto ci può sempre stare, e votare il tutto entro le 20 di stasera. Ho il vago presentimento che alla fine della giornata il 99,98% degli iscritti non avrà la più pallida idea di ciò che avrà votato.”

22 settembre 2018 – “In qualsiasi Paese normale uno come Rocco Casalino farebbe a stento le ospitate a “Pomeriggio 5”, parlando delle ultime tendenze di lifestyle e del matrimonio di Fedez. Qui invece la rabbia incontrollata, l’analfabetismo (funzionale e non) e le evidenti responsabilità delle storiche forze politiche di centrodestra e centrosinistra, lo hanno spedito a Palazzo Chigi, tra le mura che hanno ospitato gente come Fanfani, Andreotti e Craxi. Gente su cui la storia in alcuni casi ha già dato un giudizio – a mio avviso sbagliato -, ma persone che avrebbero preso Casalino e lo avrebbero messo, anche con la sola forza della dialettica, nel posto che merita. I cessi degli studi Mediaset.”

2 novembre 2019 – “La mia maestra delle elementari era una grande donna. Quando spiegava le operazioni matematiche diceva sempre la stessa cosa: “Le mele e le pere non possono essere addizionate”. Io questa frase non l’ho mai capita, perché per me le mele e le pere erano numeri, quindi 2 mele + 2 pere = 4 mele/pere. Mi sbagliavo. La mia maestra, che era una grande donna, ci stava mettendo in guardia perché già sapeva che sarebbe venuto qualcuno, 30 anni dopo, che avrebbe iniziato ad “addizionare” mele e pere, mettendo insieme cose che tra di loro non c’entrano nulla. Lei, dall’alto della sua saggezza, ci stava dicendo: “State attenti al MoVimento 5 Stelle”. Andiamo con ordine. Il M5S non ha mai avuto una linea politica chiara. Appara di qua e appara di là, ciuccia clic e consensi all’occasione. In assenza di una linea definita il programma è dettato dai nemici, che cambiano di volta in volta. Prima Berlusconi, poi Matteo Renzi, poi Mattarella, i vaccini, la stampa, Salvini e ora tocca a Radio Radicale. Ai grillini serve qualcuno da abbattere, sennò non sanno che fare. Quindi… Oggi serve distruggere Radio Radicale. Ok, ma come? Intaccandone la credibilità e trasmettendo agli adepti del Movimento l’idea che la radio stia succhiando soldi pubblici destinati ad altri. Sì, ma ancora non basta, serve ficcarci dentro qualcosa di peggio. Qualche crimine “efferato”. Nel “Casaleggio Bunker” si sono scervellati… a chi può rubare i soldi Radio Radicale? Ai bambini? Mmm, noooo… Ai disabili? Mmmm meglio, ma ancora no… All’Università? No, dai, di più, serve di più… Ma certo, ecco: ai terremotati! Chiunque è dalla parte dei terremotati, quindi se facciamo una grafichetta e chiediamo se i soldi vanno dati a Radio Radicale o ai terremotati chi vuoi che scelga la Radio? Ok, funziona! Funziona talmente bene che quasi quasi, ma sì va, facciamone altre due, una sicuro con i Vigili del Fuoco, il lavoro dei sogni di ogni bambino, la simpatia fatta sicurezza, gli omoni grandi e buoni che spengono gli incendi, anche loro li piazziamo accanto a Radio Radicale e chi volete che scelga mai una radio al cospetto dei mitici pompieri? Ragazzi, siete geniali, adesso ne serve solo un’altra… ma certo! Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima?! La polizia e i carabinieri! Li amano tutti, ci tutelano e ci difendono dai cattivi, grafichetta anche per loro e vediamo se il popolo sceglie di dare 24 milioni a questi ladri di Radio Radicale o a chi vigila sulla nostra sicurezza. Perfetto, ci siamo, ragazzi, ottimo lavoro! E se non basta già abbiamo pronti: “Radio Radicale Vs Orfanelli”, “Radio Radicale Vs Pensionati Invalidi”, “Radio Radicale Vs Il Natale”, “Radio Radicale Vs Il Veglione di Capodanno”, “Radio Radicale Vs La Pasta al Forno”. Adesso un bell’hashtag efficace, #24milioni, così per dare il senso che so’ parecchi soldi e poi via, tutti on line ad addizionare mele e pere. La mia maestra, che era una grande donna, li avrebbe messi tutti dietro la lavagna a questi volgari prestigiatori, obbligandoli a ripetere per ore: “I soldi per la stampa e quelli per la sicurezza non possono essere addizionati, I soldi per la stampa e quelli per la sicurezza non possono essere addizionati, I soldi per la stampa e quelli per la sicurezza non possono essere addizionati…”.”

20 gennaio 2021 – “La stragrande maggioranza delle persone che conosco e che tre anni fa hanno votato il Movimento 5 Stelle oggi li detesta. Io ci avevo provato a spiegare loro che le motivazioni secondo cui “questi ladri di politici hanno stufato adesso basta!” e “bisogna lanciare un segnale” erano debolucce e che scegliere un Governo è una cosa seria, non un capriccio di pancia, non è la risposta a un fastidio. Niente da fare, hanno dovuto sbatterci la testa e adesso molti di loro hanno capito. Ci può stare, gli errori li facciamo tutti, l’importante è ricredersi. C’è però una cosa che a loro non perdonerò mai e che ieri sera mi è apparsa in tutta la sua angosciante luminescenza: aver mandato in Parlamento gente come il senatore Ciampolillo, che non deve essere perculato (ci mancherebbe) per il cognome e neanche per quello che ha combinato in Aula durante la “chiama” per la fiducia, ma perché ha dichiarato quello che è sottolineato in rosso nell’articolo di Repubblica e che evito anche di scrivere perché fino all’ultimo voglio credere che non sia vero.”

Dura la vita per il Movimento 5 Stelle, declassato a meteora dai suoi stessi alleati.

E Salvini? O meglio: e Jari Colla?

Arrivato in Molise da commissario della Lega eredita da Luigi Mazzuto un assessorato in regione e due consiglieri regionali eletti da rappacificare. Compito arduo, che l’Onorevole fallisce miseramente. Il neo assessore Michele Marone viene liquidato dal Presidente Toma con la stessa rapidità con cui Zamparini liquida i suoi allenatori; Aida Romagnuolo e Mena Calenda, espulse dalla Lega, chiudono definitivamente le porte al partito del Carroccio per accasarsi altrove, con quest’ultima che prende il posto proprio di Marone in Giunta, salvando il Presidente Toma dalla sfiducia in consiglio regionale (ma questa è un’altra storia, che vi racconteremo presto).

Così l’On. Colla rimane con il cerino in mano, emulando le gesta di Salvini dopo gli annunci dal Papeete. Entrambi non ne azzeccano una, neanche per sbaglio. E se è vero che al peggio non c’è mai fine, gli errori del coordinatore regionale della Lega continuano anche su Isernia, dove l’onorevole si affida anima e corpo a Stefano Testa.

Stefano è figlio d’arte, il padre Domenico è stato Sindaco di Isernia. Del padre però non ha ereditato il carisma e si fa trovare spesso impreparato all’arrivo delle scadenze elettorali. Lo fu nel 2016, dove si candidò alla carica di Sindaco riuscendo ad arrivare settimo, su nove candidati, ottenendo 593 preferenze (il 4,45%). Risultato di tutto rispetto, sia chiaro, ma l’ingresso in consiglio gli fu garantito solo grazie alla vittoria al ballottaggio di Giacomo d’Apollonio.

Nei 5 anni e mezzo a seguire, Stefano Testa diventa leader locale della Lega di Salvini, riuscendo a portare al suo fianco altri 4 consiglieri comunali:

Francesca Bruno, eletta con Fratelli d’Italia ma esponente di CasaPound;

Maria Cocozza, di cui francamente non riusciamo a menzionare alcunché;

Gianluca Di Pasquale, che senza timore di smentita riteniamo essere il più vicino dei 5 (Testa incluso) a Matteo Salvini;

Irma Barbato, a cui mancavano un paio di passaggi per completare l’intero arco costituzionale.

A questo punto direte: Chapeau! E lo avremmo detto anche noi se la storia si concludesse qui, invece è da qui che la storia inizia. Infatti all’appuntamento elettorale Stefano Testa si presenta perdendo due consiglieri uscenti (che scelgono di candidarsi sotto altri simboli), con una lista chiusa a 25 candidati su 32 possibili, e con sole 364 preferenze pari al 2,98%. Percentuali che lo vedranno fuori dal consiglio comunale nel caso in cui al ballottaggio risultasse sconfitto Gabriele Melogli, e che lo vedranno con un ruolo di mera comparsa in caso di vittoria dell’avvocato pentro.

Dura la vita per la Lega in Molise, ambiva ad essere capo banda, sarà forse un suonatore di piattini.

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