di Redazione

Dai prosciutti alle cagliate, l’invasione “silenziosa” che soffoca il Made in Italy.

Anche Coldiretti Molise ha preso parte oggi (27.04.2026), al valico del Brennero, alla grande manifestazione nazionale con il presidente Ettore Prandini ed il segretario generale Vincenzo Gesmundo insieme a oltre 10mila agricoltori provenienti da tutta Italia. Nel luogo simbolo dell’ingresso delle merci straniere nel nostro Paese, gli agricoltori si sono ritrovati per difendere il loro reddito ed il diritto dei cittadini a un cibo sicuro e senza inganni. Guidati dai presidenti Provinciali di Campobasso, Giacinto Ricciuto, di Isernia, Mario Di Geronimo, e del direttore regionale, Aniello Ascolese, gli agricoltori molisani hanno chiesto a gran voce la modificata del Codice Doganale, la norma europea che consente di etichettare come Made in Italy un prodotto estero che subisce l’ultima trasformazione sostanziale nel nostro Paese. “Una distorsione – ha affermato il direttore Ascolese – che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori”. Per questo Coldiretti ha intrapreso quella che il segretario generale, Vincenzo Gesmundo, ha definito “la madre di tutte le battaglie sindacali” ovvero quella per l’origine dei prodotti in etichetta, da sempre una priorità per l’Organizzazione e che pochi giorni fa ha visto anche un risultato storico con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, ottenuta dopo oltre un decennio di impegno per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera. Come se ciò non bastasse, a causa della guerra in Iran, i costi di energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle mettendo a rischio le semine e la produzione alimentare e aprendo le porte a un incremento della presenza di alimenti ultra-trasformati. L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro. Dalle cosce di prosciutto alle cagliate per fare la mozzarella, ogni giorno passano dal Brennero migliaia di tonnellate di prodotti alimentari stranieri che, in assenza di adeguata trasparenza, alimentano inganni commerciali, rischi sanitari e danni economici alle imprese agricole, schiacciando prezzi, redditi e margini di export, in un momento peraltro già difficile a causa dei rincari dei costi legati al conflitto in Iran. Un prodotto simbolo sono le cagliate. Ne arrivano in Italia 150mila tonnellate, di cui il 90% proprio dal Brennero, secondo un’analisi del Centro Studi Divulga su dati del Ministero della Salute. Sono usate come semilavorato per produrre mozzarelle, burrate e altri formaggi a pasta filata, spesso venduti successivamente come “Made in Italy”. Dal valico altoatesino transita, inoltre, anche tra il 75 e l’80% del latte liquido acquistato dalle imprese italiane del settore agroalimentare, della logistica e del commercio. Si tratta di 1,1 milioni di tonnellate che alimentano caseifici e industrie lattiero-casearie per yogurt, formaggi e burro. Ci sono poi anche i prosciutti freschi (560mila tonnellate), base per prosciutti magari a denominazione di origine Igp i cui disciplinari non prevedono limitazioni geografiche sulla provenienza dei maiali. Il problema riguarda un po’ tutti i prodotti che sono abitualmente presenti sulle tavole degli italiani. Soprattutto dai porti arrivano i quasi 6 milioni di tonnellate, ad esempio, di grano tenero straniero usati per fare pane e biscotti, mentre 2,9 milioni di tonnellate di grano duro, compreso quello canadese al glifosato, finiscono nella produzione di pasta secca, simbolo della Dieta mediterranea esportata nel mondo. L’olio d’oliva tocca le 615mila tonnellate, il pomodoro trasformato (256mila tonnellate) dà corpo a sughi pronti e conserve vendute all’estero come italiane, mentre i calamari (67mila tonnellate) riforniscono ristoranti e supermercati per fritture e zuppe di pesce.

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